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Impressione

buganvillea e muro



Primo pomeriggio. Francesca sta impastando la farina. Le figlie sono ancora al dopo-scuola e in casa oltre a lei c’è solo Agata, sua nonna. Nella cucina l’atmosfera è rilassata, l’aroma di vaniglia abbraccia l’aria con quel fare un po’ materno che rimanda ai grembiuloni ruvidi d’infanzia e il tonfo dell’impasto, maneggiato con nerbo, rimbomba leggermente contro il tavolo. Agata si alza, aiutandosi con il bastone, e a brevi passi artrosici colma lo spazio necessario per affacciarsi alla finestra.
– Veh! C’è una buganvillea appoggiata al muro del giardino!
– L’ho comprata stamattina. Voglio piantarla dietro, accanto all’orto.
– E’ bella. Fai bene.
L’anziana sospira, poi torna verso il tavolo e si siede. Francesca inizia a stendere una parte dell’impasto nella teglia imburrata.
– Ti fa male il ginocchio oggi, nonna?
– Insomma. E le bambine? Sono ancora a scuola?
– Finiscono alle cinque, c’è il rientro.
Agata si gratta il naso. Contempla orgogliosa la nipote che spande la marmellata col cucchiaio e la rivede, come fosse ieri, a cinque anni: in piedi su una sedia nella vecchia casa di famiglia, mezza sbiancata di farina, mentre l’aiuta a preparare il dolce per la festa. Le fa impressione ritrovarsela davanti donna fatta, con due figlie, più di trent’anni dopo. Francesca è così brava… ed è stata lei ad insegnarle a cucinare! Sullo slancio del moto d’orgoglio, s’alza nuovamente e torna ad affacciarsi alla finestra.
– Veh! C’è una buganvillea appoggiata al muro del giardino!
– L’ho comprata stamattina, nonna… Appena posso la pianto nell’orto.
– Ah, bene bene.
Resta per qualche minuto a contemplare i fiori lilla della pianta. Francesca si morde la lingua. Un gatto nero attraversa il cortile senza fare il minimo rumore: agile come un pensiero, sguscia oltre l’angolo e scompare. Agata fa marcia indietro verso la sua sedia.
– E’ venuta proprio bella, la crostata.
– Speriamo soprattutto che sia buona!
– Ohi, lo sarà di certo.
Le striscioline di pasta adagiate sopra la marmellata formano una rete a maglie fitte fitte da cui non c’è più via di fuga. Una pennellatina in superficie con l’albume e la crostata è pronta per il forno. Agata si alza, prende la spugnetta dal lavello e, dopo averla inumidita, pulisce il tavolino dai residui dell’impasto. Nel riporre la spugnetta dentro al lavandino, visto che già si trova a metà strada, coglie l’occasione per buttare l’occhio alla finestra. Francesca non fa in tempo a pensare “Dio, ti prego, no…”.
– C’è una buganvillea poggiata al muro del giardino!
– Eh, già. L’ho presa stamattina. Per piantarla nell’orto.
– Ah, bene.
Qualche attimo dopo, Agata torna a sedersi. Francesca punta il tempo di cottura sul timer della stufa, trattenendo a fatica le lacrime.
– Esco un attimo in giardino, nonna.
– Fai pure, bella.
La buganvillea vegeta indifferente a tutto, coloratissima. La donna solleva il vaso e sposta la pianta oltre l’angolo di casa, di modo che non sia più visibile dalla cucina. Quando rientra, la nonna è ancora seduta a tavola, un po’ mogia.
– Fai una partita a carte, nonna? Dopo vado a prendere le bimbe.
– Per me va bene. Prendi tu le carte?
– Eccole.
Terminata la partita, Francesca si prepara per uscire. Agata si alza e zoppica il suo viaggio standard fino alla finestra. Studia il giardino e per un attimo la morde l’impressione che… manchi qualcosa. La vertigine del vuoto la spinge a stringere più forte il bastone. Alcune gocce di urina si immergono nel pannolone.
Sospira.
Poi torna a sedersi.



(in caso di cose da dire all’autore: malosmannaja@libero.it)

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