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Labilità dialettica

loveache

Alla fine Marco si era dichiarato, ma Anna, cui non facevano certo difetto schiettezza e parlantina, aveva spento le speranze del ragazzo.
‒ “Non ti amo, Marco. E poi una storia tra di noi… non funzionerebbe mai.”
‒ “Perché??”
‒ “Abbiamo caratteri troppo diversi. Abitudini diverse… e pure un’estrazione sociale differente. Mi spiace, ma non riesco a immaginarti come *uomo della mia vita*. Dimenticami.”
Dopo il rifiuto di Anna, Marco cadde in depressione, perse ogni rispetto per se stesso e cominciò a drogarsi. Provò a telefonarle più d’una volta, ma lei non rispose.
Finché qualche mese più tardi, dopo essersi sparato l’ennesima dose, barcollò fino alla villa della donna e si aggrappò al campanello. Quando il maggiordomo rispose, lo pregò di lasciarlo parlare con Anna. Sapendo di essere responsabile delle sofferenze di Marco, la donna acconsentì a vederlo. La serratura articolò un breve brusio metallico e il cancelletto si aprì. Si incontrarono a metà del vialetto.
‒ “Allora. Cosa c’è ancora?”
‒ “Non lo vedi?” ‒ rispose Marco, palesandosi ‒ “Sono fatto per te”.
Nonostante l’abilità dialettica di cui da sempre andava fiera, Anna non seppe replicare alla logica stringente del ragazzo.
E nulla fu più come prima.



(in caso di cose da dire all’autore: malosmannaja@libero.it)

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