Il blog di www.copylefteratura.org

Home » Racconti brevi » Potere operaglio asinino.

Potere operaglio asinino.

Quarto Stato di schiavitù

– Hai sentito la telefonata tra Vendola e Archinà?

– Sì.

– Cosa t’ha colpito, più di tutto?

Marco si fa pensieroso, aggrotta la fronte e sospira sconsolato.

– Tutto.

Giuseppe s’incazza.

– Eh, no, bello. Vedo che hanno rincoglionito pure te.

– Hanno chi?

– Gli artisti della disinformazione di massa: quelli del tutto o niente, bianco o nero, pappa o ciccia.

– Eh?

Marco si gratta nervosamente il lobo dell’orecchio destro mentre il suo cervello prova a seguire il senso più sinistro delle ultime parole di Giuseppe.

– Possibile che tra una risata e l’altra tu non abbia colto la più rassicurante delle rassicurazioni offerte da Vendola ad Archinà? Lo “state tranquilli” più terrificante?

Marco butta giù un altro bicchiere di vodka bianca e, seppure ormai alticcio, riesce a racimolare il minimo di coordinazione motoria necessaria per scuotere il capo in segno di diniego. Giuseppe picchia le mani aperte sul tavolo e cita parola per parola, imitando la voce di Vendola.

– …i vostri alleati principali, eh, lo voglio dire, sono quelli della Fiomm…

Lo stomaco di Marco è un altoforno e un rutto arroventato sale sino in gola. L’acido s’inerpica nel naso finché l’uomo sgrana gli occhi e sputa due lacrime mute. Giuseppe sbotta.

– E dì qualcosa, per dio!

– Non ho niente da dire.

– Come quando la tua fabbrica ha chiuso, l’anno scorso. Come quando è stata rilevata da una multinazionale cinese. Come quando ti hanno riassunto, insieme a quattro dei vecchi operai, ma con trecento euro in meno al mese.

– Cosa c’entra questo…

Giuseppe pesta i pugni sul tavolo, senza emettere alcun suono.

– C’entra, invece. E non sei stato il mese scorso dal tuo medico di famiglia, ad implorarlo di farti un certificato dove dica che ti lascino andare al bagno almeno due volte in otto ore? Che hai i calcoli renali e che siccome devi bere tre litri di acqua al giorno rischi di pisciarti addosso se non ti lasciano andare al cesso?

– E… e tu come lo sai?

Giuseppe si specchia nello sguardo spento di Marco.

Marco prova a scacciare il fantasma che gli sta seduto di fronte.

Il tavolo della cucina è pieno di parole e di sogni piatti, coi bordi corrosi dal brillantante del discount, nonché sbeccati dal tempo. La bottiglia di vodka è vuota.

– Guardami, cosa vedi?

Marco cerca di mettere a fuoco l’immagine del sindacalista, senza riuscirci.

– Un fantasma?

– Bravo.

– Nella fiction di qualche anno fa su Rai Uno, però, eri più bello.

– Fai bene a guardare la fiction. La fiction, come l’ottimismo, è il profumo della vita. Magari un giorno ne faranno una pure su di te: Radici.

Una mosca indugia sul naso dello schiavo, che fatica a scacciarla con la mano. Tintinnare di catene. L’insetto finalmente si sposta e plana sul piano del tavolo, dove inizia a girare in cerchio. Marco sprofonda di nuovo nel suo sconclusionato soliloquio, riandando con la memoria alla sceneggiatura televisiva.

– Comunque la tua fiction era fatta bene: oltre a un largo consenso di pubblico, ha ricevuto addirittura l’apprezzamento del presidente della regione Puglia, Nichi Vendola.

– Vedi che il cerchio si chiude e i conti tornano?

– Tranne che a fine mese.

– Oh, bene. E allora, prova a seguire il filo logico: i capitali sono internazionali, ma il proletariato e gli operai non lo saranno mai.

– Mi sembra evidente. E allora?

– Allora, indebolire gli stati nazionali favorisce i capitali e massacra i lavoratori. A proposito…

Giuseppe estrae un euro dalla tasca, lo colloca sull’unghia del pollice e lo fa prillare in aria. Dopo un tempo apparentemente infinito, la moneta ricade sul piano del tavolo spiaccicando la mosca. Dal ventre dell’insetto si liberano decine di uova bianchissime. Marco rabbrividisce.

– Tu credi nei fantasmi?

– No.

– Neanch’io.

Giuseppe s’avvita in un ricciolo di fumo e sparisce.

Lo schiavo resta inerte, con la testa tra le mani e i gomiti appoggiati sul tavolo. Il frigo emette un lungo lamento, poi vibra e si spegne.

Mezz’ora dopo Marco si riscuote. Si trascina fino al computer, apre Facebook e aggiorna il suo stato in “ubriaco”. Poi passa a twitter e dà il la alla rivoluzione, marciando a capo di un corteo della lunghezza massima di 140 caratteri.



Giuseppe Di Vittorio (Cerignola 11 agosto 1982- Lecco 3 novembre 1957)



(in caso di cose da dire all’autore: malosmannaja@libero.it)

Annunci