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Come in un

01 tecnofuori

Come in un.

Quando la macchina sbandò scartando prima a destra poi a sinistra contro il guardrail pensai, non sta accadendo davvero: manca un sottofondo musicale che indichi il momento di tensione. Poi l’auto uscì di strada, eseguì un triplo axel e giacque cappottata in mezzo a un campo di grano. Cominciai a sospettare che fosse tutto un sogno quando non accadde più nulla per almeno mezz’ora: nemmeno la regia più trasgressiva del mondo si sarebbe concessa un vuoto narrativo tanto irritante e protratto. E ancora, nessuna melodia triste, nessun sinfonico distante velato di malinconia: solo il silenzio della notte e il freddo nelle ossa. Niente flashback sfumato sugli attimi prima dell’incidente, nessuna retrospettiva dai colori caldi su immagini e affetti familiari. Ingannai il tempo studiando la carcassa dell’auto: la scenografia era grossolana e l’inquadratura fissa peccava completamente di pathos. Non poteva essere… mancava la classica zoomata sull’auto capovolta con una ruota che ancora gira, mancava il suonare insistente ma vano del cellulare sbalzato nel campo accanto alla vettura, mancava l’esplosione dardeggiante del serbatoio di benzina. Avevo perso una mano, ma gli effetti speciali erano di pessima qualità e l’abitacolo era tutto decorato da spruzzi di sangue di un rosso troppo scuro per essere vero. Ammesso e non concesso che stesse davvero accadendo, si sarebbe comunque trattato di un B-movie a bassissimo budget. Rabbrividii al pensiero, senza sentire la pelle d’oca correre lungo la schiena: era evidente che stavo sognando. L’ambulanza arrivò assieme ai pompieri e le sirene di entrambi i mezzi squarciarono l’aria in modo irritante, prive della premura empatica che avrebbero dovuto esibire per il dramma del protagonista. Ci volle quasi un’ora per estrarmi dalle lamiere e allora mi fu chiaro in modo inappellabile che non poteva essere vero. L’ipotesi che fosse solo un brutto sogno divenne certezza quando vidi la faccia del medico dell’ambulanza: un tipo d’una bruttezza sciatta nonché del tutto incapace di recitare, mai visto prima in nessuna fiction e che infatti non sarebbe mai stato selezionato in un casting neppure se fosse stato l’ultimo essere vivente sulla faccia della terra.
Ormai sono alcuni mesi che staziono su questa sedia a rotelle e neanche un’interruzione pubblicitaria o una fine primo tempo. Non riesco a capire. Sembra tutto così finto: nessuna colonna sonora, nessuna guarigione lampo, nessun nerd miracolato da superpoteri, nessuna morte spettacolare e neanche cattivi che tengono sotto tiro l’eroe e che chiacchierano, chiacchierano chiacchierano inutilmente senza sparare mai. Mancano eptangoli erotici messi a nudo dall’occhio indiscreto della telecamera e non c’è nessuna vamp che si esibisca in orgasmi inarcati con tuffo all’indietro alla Sharon Stone di Basic Instincts.
Eppure non riesco a svegliarmi.

(in caso di cose da dire all’autore: malosmannaja@libero.it)

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