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Traduzione in italiano di ampio estratto dalla pubblicazione preliminare della commissione d’inchiesta interna di Medici Senza Frontiere (MSF) sul bombardamento americano dell’ospedale di Kunduz (Afghanistan)

MSF Trauma Center Kunduz

La versione integrale e originale del documento (in lingua inglese) è disponibile nella BIBLIOTECA VIRTUALE di Copylefteratura.

Premessa

Gli ospedali godono di una condizione di immunità in condizioni di guerra. Eppure nelle prime ore del 3 ottobre 2015, l’ospedale di Medici Senza Frontiere (MSF) a Kunduz (Afghanistan) ha subito un attacco aereo prolungato e brutale da parte delle forze americane.
Almeno 30 tra operatori di MSF e pazienti sono stati uccisi.
In questa relazione, i dettagli che potrebbero identificare gli individui sono stati rimossi. Quella che segue è la cronistoria della settimana del bombardamento vista da dentro l’ospedale.

Le regole di MSF in ospedale erano operative e rispettate, compresa la politica “no-armi” e MSF era in pieno controllo dell’ospedale sia prima che al momento degli attacchi aerei. Non vi erano combattenti armati all’interno del complesso ospedaliero e non c’erano combattimenti nelle immediate vicinanze del Centro Traumatologico prima degli attacchi aerei.
Come è noto e autorizzato, stavamo gestendo un ospedale per il trattamento di ammalati, compresi i combattenti feriti di entrambe le parti.
La domanda del perché il nostro ospedale abbia perso il suo status di immunità non trova risposta all’interno dell’ospedale di MSF. La risposta è nelle menti di coloro che hanno richiesto, ordinato e approvato i bombardamenti.
Quello che noi chiediamo è semplice: come è possibile che un ospedale funzionante, come il Centro Traumatologico di Kunduz, perda da un momento all’altro la sua immunità e sia attaccato? I combattenti feriti sono pazienti e devono essere liberi da attacchi e trattati senza discriminazioni; il personale medico non dovrebbe mai essere punito o attaccato per il fatto di fornire cure ai combattenti feriti.
Il 7 ottobre 2015, MSF ha lanciato un appello per un’indagine indipendente da parte della Commissione Umanitaria Internazionale (IHFFC) per l’accertamento dei fatti. Anche se la Commissione Umanitaria Internazionale si è resa disponibile per un’indagine, gli Stati Uniti e governo afghano devono ancora autorizzare l’inchiesta. Avallare l’indagine della Commissione Umanitaria Internazionale è un passo fondamentale per dimostrare di rispettare la Convenzione di Ginevra sui diritti umani.

Dr Joanne Liu, MSF International President

Il Centro Traumatologico di MSF a Kunduz (2011 – 2015)

Il Centro Traumatologico forniva assistenza chirurgica gratuita alle vittime di traumi generali come incidenti stradali, così come quelli che presentano lesioni da bombe, esplosioni o armi da fuoco.
L’ospedale aveva 92 posti letto, poi aumentati eccezionalmente a 140 verso la fine di settembre 2015 per far fronte al numero senza precedenti di richieste.
Dal momento della sua apertura nel 2011, il Centro Traumatologico ha eseguito più di 15.000 interventi chirurgici, trattando più di 68.000 pazienti.
Le attività di MSF a Kunduz sono state accuratamente concordate con tutte le parti del conflitto, affinché venisse rispettata la neutralità della nostra struttura medica: sono stati raggiunti accordi con tutte le autorità, sanitarie e non, facendo specifico riferimento alle sezioni applicabili del diritto internazionale umanitario tra cui:
– Garantire il diritto di trattare tutti i feriti e i malati senza discriminazioni
– Protezione dei pazienti e del personale da aggressioni mentre sono in atto cure mediche
– Immunità giudiziaria per lo svolgimento delle funzioni mediche per il nostro personale
– Rispetto del segreto medico e paziente
– Il rispetto di una politica di “no-armi” all’interno del complesso dell’ospedale
Tali impegni sono stati discussi e approvati dai militari coinvolti nel conflitto, comprese tutte le forze militari internazionali, come gli Stati Uniti (sia le truppe regolari che le truppe speciali), le strutture di comando, con l’esercito nazionale Afgano, con la Polizia e con i reparti di sicurezza nazionali, nonché con i militari dei gruppi di opposizione armata. Le gerarchie militari di tutti i belligeranti hanno approvato e assicurato collaborazione acconsentendo alla politica di “no-armi” all’interno della struttura di MSF.

La settimana prima dei raid aerei (28 settembre – 2 ottobre 2015)

Lunedì 28 Settembre

Al mattino presto di lunedì 28 settembre, hanno luogo a Kunduz pesanti combattimenti tra il governo e le forze talebane in Afghanistan, tanto che il team di MSF appronta un massiccio piano di assistenza in previsione dell’arrivo di un gran numero di pazienti feriti.
Viene chiesto al personale medico e al personale essenziale per il funzionamento dell’ospedale di soggiornare presso il Centro Traumatologico al fine di evitare spostamenti in città col rischio di non essere in grado di raggiungere l’ospedale. A mezzogiorno dello stesso giorno, il personale nazionale e internazionale di MSF non strettamente indispensabile per il funzionamento dell’ospedale è invece mandato a casa.
Dall’apertura del Centro Traumatologico, la grande maggioranza dei feriti sono sempre stati combattenti delle forze governative e di polizia. Nella settimana a partire dal 28 settembre, invece, tra i feriti ci sono anche molti combattenti talebani.
Dato l’intensificarsi dei combattimenti, MSF propone ai pazienti di non tenere divise militari, come è nostra pratica standard per ridurre le eventuali tensioni tra i malati in cura all’interno della struttura.
In tarda mattinata il team di MSF riceve la visita di un rappresentante del governo afgano che organizza il rapido trasferimento dei feriti delle forze governative in un altro ospedale. Anche se la maggior parte dei feriti delle forze governative viene trasferita, alcuni pazienti critici rimangono al Centro Traumatologico.
Per ciò che riferisce il team di MSF, dopo questo episodio, non sono più portati al Centro Traumatologico feriti delle forze governative afgane.
Peraltro, alle 6 di sera, due combattenti talebani arrivano alle porte dell’ospedale per informare MSF che hanno il controllo della zona.
Entro le 10, le equipe mediche di MSF operano 137 feriti, compresi 26 bambini.

Martedì 29 settembre

Un comunicato stampa di MSF afferma che “l’ospedale è inondato di pazienti”, e che “abbiamo rapidamente aumentato il numero di posti letto da 92 a 110 per far fronte all’aumento dei ricoveri, ma le persone continuano ad arrivare. Abbiamo 130 pazienti sparsi lungo le corsie, nei corridoi e anche negli uffici. Con l’ospedale che ha raggiunto il suo limite e la battaglia che continua, siamo preoccupati di non essere in grado di far fronte a eventuali nuovi flussi di feriti.”
MSF incontra un rappresentante dei talebani per discutere la necessità di liberare posti letto per il probabile arrivo di nuovi pazienti critici a causa dei combattimenti in corso.
Con l’occasione della grande intensità dei combattimenti a Kunduz, MSF si premura di ribadire le ben note coordinate GPS di posizione del Centro Traumatologico con una e-mail al Dipartimento della difesa statunitense, al Ministero dell’interno e della difesa Afgani e all’esercito americano a Kabul.
Tutte le parti confermano il ricevimento della mail.
MSF condivide le coordinate GPS con un intermediario delle Nazioni Unite che conferma la trasmissione direttamente alle strutture di supporto dell’operazione Resolute Support della NATO.

Mercoledì 30 settembre

Tra i circa 130 pazienti del Centro Traumatologico, il mercoledì, ci sono circa 65 feriti talebani in trattamento.
A partire da questo stesso giorno un gran numero di pazienti è dimesso dall’ospedale, alcuni contro il parere medico. Non è chiaro se questi pazienti si sono dimessi a causa della richiesta di liberare alcuni letti fatta da MSF al rappresentante dei talebani, o se ci siano preoccupazioni per la loro incolumità visto che girano voci su una controffensiva del governo per riconquistare la città di Kunduz.
Comunque, per quanto vengano dimessi pazienti, sempre nuovi feriti arrivano all’ospedale.
Nel pomeriggio, MSF accoglie due talebani feriti che sembrano avere un grado militare più alto. Questo è dedotto dal fatto che sono stati scortati all’ospedale da un gruppo numeroso di combattenti, e che vengono poste molte domande sulle loro condizioni di salute, al fine di accelerare le terapie e la dimissione.

Giovedì 1 ottobre

MSF riceve un’interrogazione da un funzionario di Washington del governo degli Stati Uniti, che chiede se
nell’ospedale di MSF si siano “nascosti” (“holed up”, letteralmente “imbucati” nel documento originale) un gran numero di talebani e se vi siano le condizioni per la sicurezza del nostro personale.
MSF ha risposto che il nostro personale lavora a piena capacità a Kunduz, che l’ospedale è pieno di pazienti, tra cui anche combattenti talebani feriti.
MSF coglie l’occasione per ricordare che gli accordi erano stati molto chiari con entrambe le parti in conflitto circa la necessità di rispettare le strutture mediche come condizione necessaria per la nostra capacità di continuare a curare i feriti.
Un dispaccio militare/civile delle Nazioni Unite ha consigliato al personale di MSF di rimanere all’interno del coordinate GPS fornita a tutte le parti in conflitto poiché “sono in corso bombardamenti a Kunduz.”

Venerdì 2 ottobre

Il Venerdì, due bandiere supplementari di MSF vengono collocate sul tetto dell’ospedale, oltre a quella esistente
che sventola all’ingresso del Centro Traumatologico.
Nella notte di bombardamenti, l’ospedale è uno dei pochi edifici della città illuminati da piena energia elettrica grazie al generatore.
Nelle ore prima degli attacchi aerei, MSF è contattato da funzionari diplomatici francesi e australiani che paventano il rischio che il personale di MSF possa essere rapito. Questo avviso segue una richiesta dell’ambasciata francese di martedì 29 settembre in cui si chiedevano a MSF i dettagli dei telefoni cellulari dello staff internazionale, in caso di sequestro di persona.
Dopo una rivalutazione indipendente del rischio, viene presa la decisione, di aumentare le misure di sicurezza contro possibili rapimenti. A tutto il personale nazionale e internazionale non in servizio viene raccomandato di dormire nelle camere blindate del seminterrato e nell’ufficio amministrativo.
Alle 10:00 di sera, ci sono più di 100 operatori di MSF e custodi che dormono nel seminterrato sotto l’unità di terapia intensiva (ICU) e il reparto di degenza. Quelli che sono svegli raccontano di aver notato come la notte sia particolarmente calma rispetto agli intensi combattimenti dei giorni precedenti. In particolare, non avviene nessun combattimento intorno all’ospedale.

Dati medici dal 28 settembre al 2 ottobre

Dal 28 settembre al 2 ottobre MSF ha avuto una media di 117 pazienti al giorno ricoverati, per un totale di 376 pazienti. Più di un quarto dei ricoveri (il 27%) hanno riguardato donne o bambini.

L’attacco aereo degli Stati Uniti (prime ore del 3 ottobre 2015)

Secondo tutti i testimoni, gli attacchi aerei degli Stati Uniti iniziano tra le 02:00 e le 02:08 del 3 ottobre.
Nonostante sia nel bel mezzo della notte, l’ospedale di MSF è attivo e pienamente funzionale nel momento
del raid aereo. Il personale medico sta approfittando della notte tranquilla per recuperare il ritardo sugli interventi chirurgici in sospeso. Quando l’attacco aereo inizia, ci sono 105 pazienti in ospedale; di questi, 4 feriti sono noti come combattenti governativi e circa 20 feriti sono noti come combattenti talebani. Nello staff di MSF sono presenti 140 addetti nazionali e 9 internazionali, più un delegato del comitato internazionale della croce rossa.
Gli attacchi aerei vanno avanti per almeno un’ora, terminando circa tra le 03:00 e le 03:13.
Dalle 2:19 i rappresentanti di MSF a Kabul e a New York raggiungono telefonicamente o via SMS tutti i contatti disponibili compreso quello presso il dipartimento della difesa statunitense a Washington nel tentativo di fermare l’attacco che invece prosegue ininterrotto.
Una serie di multipli bombardamenti colpiscono con precisione l’edificio principale dell’ospedale.
Questa specifica costruzione dell’ospedale correla esattamente con le coordinate GPS forniti alle parti in conflitto.
Quando i primi bombardamenti colpiscono il Centro Traumatologico, due delle tre sale operatorie sono in attività con ventisei persone dello staff di MSF (tre internazionali e ventitré nazionali) impegnate nella cura dei pazienti. Ci sono sei pazienti nelle sale operatorie e otto pazienti, tra cui due bambini, in Terapia Intensiva. Si tratta di pazienti immobilizzati, costretti a letto, alcuni in ventilazione meccanica assistita. Insieme ai pazienti, anche il personale medico e paramedico di MSF che stava assistendoli viene ucciso nel bombardamento aereo o nell’incendio che avvolge l’edificio. I pazienti impossibilitati a camminare bruciano vivi nei letti.
Dopo aver devastato la terapia intensiva, gli attacchi aerei continuato a colpire da est a ovest l’edificio principale
dell’ospedale. L’archivio, i laboratori, il pronto soccorso, la radiologia, gli ambulatori, le sezioni di salute mentale e fisioterapia, le sale operatorie: tutto viene raso al suolo, ondata dopo ondata di bombardamenti.
Dopo il primo attacco, parte del personale di MSF sopravvissuto e dei pazienti che cercano di fuggire dall’edificio principale in fiamme vengono colpiti da raffiche di mitra sparate dagli aerei. Alcuni testimoni riferiscono che i colpi seguono volutamente il movimento delle persone in cerca di salvezza.
Una infermiera di MSF riesce a raggiungere il palazzo amministrativo, coperta di sangue dalla testa ai piedi e con il braccio sinistro quasi amputato da un’esplosione che pende appeso a un piccolo pezzo di pelle. L’infermiera viene subito soccorsa dall’equipe medica ma morirà poco dopo.
Un membro del personale di MSF descrive un paziente in sedia a rotelle ucciso da un’esplosione mentre tenta di mettersi in salvo da solo.
Un medico di MSF subisce l’amputazione di una gamba in una delle esplosioni. È stato operato d’urgenza su un tavolo ricavato da una scrivania degli uffici amministrativi, dove purtroppo è morto.
Un altro membro del personale di MSF riferisce di persone che correvano avvolte dalle fiamme fino a cadere a terra prive di sensi.
Un membro dello staff di MSF è stato decapitato dalle schegge per la violenza delle esplosioni.
Anche se è chiaro dalle ricostruzioni del personale e dalle foto che l’edificio principale dell’ospedale principale era
il bersaglio primario dell’attacco, sono state colpite anche altre posizioni all’interno del complesso di MSF, nel settore sud del complesso ospedaliero dove due sorveglianti dello staff di MSF sono morte in seguito a ferite da schegge di bombe.
Nessun membro del personale di MSF ha segnalato la presenza di combattenti armati o di combattimenti all’interno dal complesso ospedaliero prima o durante gli attacchi aerei.

Il numero totale di morti per l’attacco aereo degli Stati Uniti è di almeno 30 persone, tra cui: 10 pazienti, 13 tra medici e infermieri dello staff di MSF e 7 corpi carbonizzati che non è stato ancora possibile identificare. Tra di essi ci sono sicuramente altri 2 pazienti e una persona dello staff di MSF.

Dopo gli attacchi aerei degli Stati Uniti (3 ottobre)

Quando gli attacchi aerei cessano il personale di MSF si trova sotto gli occhi una scena caotica di feriti che arrivano agli edifici amministrativi, di persone in stato di shock, che vomitano e urlano.
Dalle 03:00 alle 4:00 molti membri del personale di MSF si aggirano intorno al complesso alla ricerca di superstiti, in particolare il personale medico della terapia intensiva e del pronto soccorso mancante.
Altri membri del team medico di MSF tentano interventi salvavita sui feriti raccogliendo il materiale medico disponibile e trasformando una delle stanze amministrative in un pronto soccorso per fermare gravi emorragie, per inserire drenaggi toracici e per fornire una terapia del dolore.
Il coordinatore di MSF chiama le ambulanze dall’Ospedale Provinciale nella città di Kunduz del Ministero della Salute Pubblica (MOPH) per raccogliere i feriti.
Un’ambulanza arriva al Centro Traumatologico circa alle 05:45. Diversi testimoni riferiscono che assieme all’ambulanza entrano in ospedale di MSF alcune forze speciali afgane, mentre altri rimangono al cancello principale.
Le ambulanze dell’Ospedale Provinciale e di MSF compiono due giri per trasferire i malati. Al momento del trasferimento dei pazienti, l’atmosfera è caotica sia perché c’è un gran numero di pazienti da trasferire e sia perché l’arrivo delle Forze Speciali afgane ha coinciso con scontri a fuoco nella zona al di fuori del complesso ospedaliero.
Le forze speciali afgane iniziano ad andare alla ricerca di pazienti talebani nelle ambulanze che partono dal Centro Traumatologico. Circa alle 6:00, un’ambulanza viene colpita dal fuoco incrociato mentre esce dalla porta principale. I fori di proiettile sono visibili sull’auto.
Alle 07:30-08:00, tutto il personale internazionale di MSF e il delegato della Croce Rossa sono evacuati verso l’aeroporto. L’esercito nazionale afghano propone di scortare il team di MSF all’interno dei loro veicoli militari. Il team di MSF sceglie invece di viaggiare verso l’aeroporto su di un veicolo MSF identificato. Veicoli dell’esercito nazionale afgano precedono e seguono il veicolo di MSF.

Circa alle 8:30, il personale di MSF rimasto nel Centro Traumatologico riferisce la ripresa di forti scontri di fronte al cancello principale dell’ospedale. Il personale di MSF è costretto a riparare nei seminterrati blindati per un’altra ora.

Dal 3 ottobre, a causa dei gravissimi danni causati dal bombardamento aereo degli Stati Uniti, l’ospedale è chiuso.

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