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Dai una pagina facebook a un ignorante e diverrà un opinionista.

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La più efficace arma di persuasione di massa è l’ignoranza. Difatti, per coerenza e per lealtà verso se stessi, gli ignoranti spesso ignorano di esserlo, da cui il proverbio “l’ignoranza è madre dell’arroganza”. Gli ignoranti non si mettono in discussione, non si documentano, non vanno oltre le prime tre righe di un articolo di approfondimento perché, nonostante qualche minima lacuna, la loro ignoranza è enciclopedica e copre ogni campo dello scibile umano. Forse per questo l’ignoranza è particolarmente frequente tra gli intellettuali (che sanno di sapere) e tra gli attivisti dei partiti politici (che si lasciano sapere).
L’efficacia dell’ignoranza come instrumentum regni si fa ancor più palese se rammentiamo che era già noto agli antichi romani che “l’ignoranza è causa della paura” (Seneca), e la storia ci insegna che la paura è l’altro ingrediente essenziale per la gestione del consenso nel governo dei popoli (si vedano, ad esempio, la paura dei comunisti, del debito pubblico, dei terroristi, dell’inflazione, dei mussulmani o degli immigrati).
Sta a noi, dunque, decidere se voler essere un popolo così ignorante da conoscere meglio le funzioni degli iPhone che i propri diritti o rimboccarci i neuroni e rifiutare di essere il peggior nemico di noi stessi.

Nello scritto che segue, vista la mia formazione scientifica, ho sentito il dovere di linkare documenti fattuali e dati sperimentali (30 articoli di cui vi raccomando un’attenta lettura), a contorno delle affermazioni più rilevanti.

Le riflessioni prendono il via dallo scambio di vedute avuto con un collega tempo fa circa un’affermazione di Gino Strada: “Soltanto dei cretini potevano pensare di continuare a fare guerre in giro per il mondo, senza che questo avesse delle ricadute sull’Europa e sul nostro Paese. Purtroppo i cretini ci sono e sono spesso in posizioni molto alte della società.” link1
Sicuro, Gino, che siano dei cretini? Voglio dire, siamo sicuri che gli oligopoli finanziari che orientano le politiche economiche globali in senso neocoloniale ordoliberista link2 non abbiano messo in conto fin dall’inizio (come conseguenza auspicabile, tutt’altro che imprevista) l’enorme flusso di migranti da paesi africani e mediorientali devastati da guerra e povertà? I migranti sono utilissimi per oliare il funzionamento degli ingranaggi del sistema neocoloniale: fomentano la classica “guerra tra poveri” nostrana, nonché la narrazione emotiva dei media mainstream (adusa ad invertire causa e effetto); consentono insieme al terrorismo di rendere accettabili stati di emergenza, guerre “a fini umanitari” (!!!) e svolte autoritarie (con annessa compressione di diritti civili ed economici); contribuiscono a sgretolare il diritto fondamentale (articolo 1 della costituzione italiana), ovvero quello al LAVORO, senza il quale tutti gli altri diritti sono mera “cosmetica” di regime (terribile negli ultimi decenni la svalutazione del lavoro, con il lavoratore ridotto a *merce*, col ricorso a una disoccupazione “strutturale” e con l’inarrestabile finanziarizzazione speculativa dell’economia).
Quindi cretini chi? Ahimé, i cretini siamo noi, purtroppo, caro Gino, che non vediamo oltre i paraocchi dei nostri iPhone, che non riconosciamo i mostri antidemocratici costruiti ad uso e consumo dei grandi capitali internazionali (quale ad esempio l’Unione Europea coi suoi sicari: l’euro e il pareggio di bilancio in costituzione) neanche quando li abbiamo sotto il naso. link3
Come dite? Sapevate già quasi tutto? L’imperialismo è una storia vecchia quanto il mondo? Beh, concordo sul fatto che l’imperialismo e il colonialismo abbiano da sempre agito in maniera abbastanza omogenea, dai romani ai giorni nostri. Quindi niente di nuovo sotto il sole? In realtà, qualche piccola differenza c’è, tipo, che al tempo di Caligola l’ammontare mondiale complessivo in derivati non era di 691 mila miliardi di sesterzi a fronte di un PIL mondiale di soli 74 mila miliardi (mentre nel 2014 l’ammontare mondiale complessivo dei derivati era proprio di 691 mila miliardi di dollari USA a fronte di un PIL mondiale di soli 74 mila miliardi… Magiaaa???! (fonte: BRI, Banca dei Regolamenti Internazionali link4 dati al novembre 2014). A tutt’oggi la situazione è addirittura peggiorata: dovremmo aver superato gli 800 mila miliardi (!!!) di dollari USA link5 ed ecco quindi un elemento di novità piuttosto importante: il “moderno” imperialismo capitalistico si basa precipuamente sull’economia (speculazione finanziaria, annessione valutaria, spread e così via) più che sull’occupazione militare link6
Come dite? Che il discorso non cambia e che comunque non c’è via di scampo perché alla base di tutto c’è sempre la stessa sete di potere e denaro, un appetito spesso cieco e autodistruttivo connaturato all’essere umano? Beh, di esseri umani stiamo parlando, dunque mi sembra inevitabile, ma proprio per porre un freno al peccato originale di Adamo ed Eva, dopo la crisi mondiale del 1929, nel 1933 gli USA decisero di disinnescare la sete di denaro della finanza speculativa mediante il Glass-Steagall Act, una legge che ne ispirò altre, in giro per il mondo (ad esempio, in Italia nel 1936 la Legge Bancaria di Menichella). Peccato che da allora ad oggi siano stati pian piano rimossi in modo sistematico tutti i freni posti negli anni trenta all’ingegneria finanziaria, tanto negli States link7 che di riflesso nel resto del mondo (in Italia, ad esempio, scimmiottando gli USA, si inizia col divorzio tra Tesoro e Bankitalia nel 1981, per poi arrivare alle leggi Amato del 1992 e Draghi del 1998… un insieme di deregolametazioni legislative che assecondando l’appetito cieco e distruttivo della speculazione finanziaria tolgono ogni separazione tra banche d’affari e commerciali. Il botto che ci attende – e che pagheremo noi comuni mortali, non certo le élite o le banche “troppo grandi per fallire” – sarà ben più devastante di quello del 1929.
Sento del borbottio in platea. Ho capito: non siete convinti che esista una logica condivisa globale nelle deregolamentazioni legislative su scala mondiale che ci hanno portato sull’orlo del baratro. In effetti, è più rassicurante pensare che loro siano cretini e che le oligarchie finanziarie contino poco a nulla. E’ più facile liquidare analisi dettagliate come “complottiste” e continuare a sperare nel buon cuore di chi specula sui mercati.
Mmmm… proviamo ad attenerci ai dati di fatto. Lo studio svizzero di Vitali et al. del 2011 link8 analizza la capitalizzazione delle 43 mila maggiori multinazionali mondiali: quasi metà della cifra d’affari complessiva del network, attraverso partecipazioni e affini, è nelle mani di sole 147 banche e società finanziarie internazionali. Gli autori dello studio le definiscono “una super-entità economica nella rete globale delle grandi società”. Purtroppo, ribadisco, i cretini siamo noi a pensare che tali concentrazioni di ricchezza non siano in grado di finanziare e orientare gli aspetti più rilevanti della realtà macroeconomica mondiale. Basti guardare con un minimo di attenzione ad eventi storici molto significanti. Ad esempio, cosa ci facevano nel 1992 banchieri, finanzieri e ministri italiani (tra cui Draghi al Tesoro), statunitensi e anglo-olandesi a bordo del panfilo Britannia della regina Elisabetta? Mercanteggiavano lo smantellamento del capitalismo pubblico italiano a prezzi di saldo: se qualcuno l’avesse dimenticato, qui trova due dettagliati resoconti storici link9 e link10 Ma guarda tu! Già allora tra i simpatici crocieristi c’era pure il superfinanziere d’assalto George Soros, capo del “quantum fund” (diretta emanazione del gruppo Rothschild) e protagonista di una incredibile serie di crack e speculazioni finanziarie in svariate nazioni, oltre che “burattinaio” del governo americano, come comprovato da recentissimi fatti di cronaca link11 Non bastasse, potremmo cercare brandelli di verità tra i documenti riservati sfuggiti ai servizi segreti americani. Se con l’inglese ve la cavate bene, è doveroso leggere quest’articolo che documenta come l’unione europea sia da sempre stata nei progetti della CIA link12. Fa riflettere, no?
Sento di nuovo brusio tra il pubblico. L’obiezione che sorge spontanea è: ma insomma, come si fa ad attribuire a un Trump particolari capacità di lungimiranza? Pensare a una pianificazione degli effetti attribuirebbe intelligenza e capacità di analisi ad esseri spesso mononeuronici come ad esempio Bush jr e tutto il suo entourage, persone capaci di azioni abbiette certo, ma prive di particolare ingegno! Mmmm… forse non ci capiamo. I vari Trump, Letta, Renzi, Grillo, Obama, Bush jr, psycho-Hillary e compagnia bella sono soltanto controfigure. Non è self-evident che quanto più sono mononeuronici o ricattabili (finanziati in campagna elettorale) i vari referenti politici, tanto più facilmente saranno pilotabili dagli interessi dei grandi capitali? Gli artefici della politica mondiale, di conseguenza, finiscono per recitare il ruolo di fantocci o di utili idioti al servizio dei poteri economici e delle élite finanziarie. Ve lo faccio dire da Oxfam, una delle poche Onlus che Soros non si è ancora comprato: “le élite economiche mondiali agiscono sulle classi dirigenti politiche per truccare le regole del gioco economico, erodendo il funzionamento delle istituzioni democratiche e generando un mondo in cui 85 super ricchi possiedono l’equivalente di quanto detenuto da metà della popolazione mondiale. L’estrema disuguaglianza tra ricchi e poveri causa un progressivo indebolimento dei processi democratici ad opera dei ceti più abbienti, che piegano la politica ai loro interessi a spese della stragrande maggioranza.” link13
E se c’è ancora qualche anima candida digiuna di finanziarizzazione dell’economia che continua non credere nell’esistenza di “illuminati burattinai nel cono d’ombra”, vorrei ribadire il fatto che non è questione di credere o meno. Io non sono religioso, ho una solida formazione scientifica e mi piace ragionare per dati numerici, significatività statistiche e prove sperimentali. Ad esempio, nel 2014 è stato pubblicato sulla rivista scientifica Perspectives on Politics, un articolo che s’intitola “Testing Theories of American Politics: Elites, Interest Groups, and Average Citizens” link14  che dimostra come gli USA siano a tutti gli effetti governati da una oligarchia (in calce all’articolo divulgativo c’è pure il link al pdf dello studio, per chi ama risalire alla fonte della conoscenza). E se vi sfugge come il capitalismo finanziario riesca a condizionare la politica mondiale, basta andarsi a leggere qualche bell’articolo del ferratissimo Barra Caracciolo tipo link15 o link16. La distruzione dello stato sociale con annesse ghiotte privatizzazioni e gli sconquassi macroeconomici più recenti (pensate a cosa succede in Libia, in Siria, in Grecia e in mezza Europa), sono esempi lampanti di come gli interessi delle élite finanziarie si sostituiscano a quelli di interi popoli, grazie a politici sponsorizzati e ad entità sovranazionali composte da individui NON eletti dal popolo ma SCELTI dalle oligarchie finanziarie quali il FMI, la BCE e compagnia bella. Quali interessi pensate che difendano col loro operato, tali simpatici nominati? Quelli delle élite finanziarie cui devono tutto o quelli dei popoli cui non devono nulla? Beh, si può chiedere come la pensa direttamente a Cecilia Malmström, persona informata sui fatti essendo commissario europeo al commercio. In un’intervista del 2015, alla domanda su perché non tenesse conto dell’opposizione appassionata e diffusa al TTIP da parte dell’opinione pubblica in tutta Europa ha risposto “il mio mandato non viene dal popolo europeo” link17 Sic. E spero non vi sia sfuggito che Draghi e Monti, tanto per citare due simpatici araldi nostrani del potere finanziario internazionale, sono legati a doppio filo con Goldman Sachs link18 e volendo si può anche sentire come la pensa in proposito il Nobel per l’Economia, Paul Krugman link19 Da ultimo, sebbene i media mainstream si siano ben guardati dal pubblicizzarlo, a maggio 2013 JP Morgan (altra grande banca d’affari americana) ha dettato alle democrazie europee (!!!)  l’agenda delle riforme: modificare in senso autoritario le costituzioni antifasciste europee, troppo attente alla tutela dei diritti e caratterizzate da esecutivi troppo “deboli” e limitati nelle loro azioni dal malcontento popolare. Sembra Orwell è invece è tutto nero su bianco e guarda caso il combinato dell’Italicum e dell’attuale riforma della seconda parte costituzione che sarà sotto esame nel referendum di Ottobre si muove nella direzione richiesta dalla potentissima banca d’affari americana link20
Ok, di fronte alle evidenze portate, sento che il pubblico ha smesso di rumoreggiare e tace allarmato. Eppure sono sicuro che c’è ancora qualcuno che pensa che in fondo le vicende economiche e politiche dell’umanità siano mero frutto del caso e che dunque al massimo il problema sia quello della strumentalizzazione dei vari disastri fortuiti da parte di interessi particolari. In questo modo il quadro complessivo, seppure preoccupante, sarebbe meno terribile. Beh, è indubbio che la strumentalizzazione sia il pane quotidiano dei mass media, tutti chi più chi meno a libro paga tanto nel resto del mondo quanto in Italia link21. Però, tornando alla frase di Gino Strada che ha messo in moto tutte queste riflessioni, non vorrei peccassimo di nuovo d’ingenuità. Come si può pensare, ad esempio, che le migrazioni di massa, un’arma devastante e *prevedibile* (lo dice lo stesso Gino Strada, no?, che “solo un cretino può ignorare le inevitabili conseguenze in termini migratori di guerre e povertà”) non venga usata con premeditazione nei conflitti internazionali? La storia (maestra di vita che troppo spesso obliamo) ci dice che ciò è già avvenuto millanta volte nelle alterne vicende dell’umanità. Scorrendo lo studio di Kelly M. Greenhill  che s’intitola emblematicamente “Strategic Engineered Migration as a Weapon of War“, pubblicato sulla rivista Civil Wars nel 2008 link22 troviamo elencati più di cinquanta esempi dal 1953 a oggi di migrazioni di massa utilizzate per risolvere conflitti internazionali di diversa natura, di cui al link23 trovate una mega tabella riepilogativa. Lo studio dimostra altresì che in più del 50% dei casi elencati, le migrazioni di massa sono riuscite ad ottenere lo scopo prefissato (risultato notevolissimo se confrontato con la percentuale di successo tra il 19 e il 38% ottenuta quando gli obiettivi desiderati sono stati perseguiti impiegando risorse militari e diplomatiche convenzionali).
Ed ecco l’ultimo tentativo di fuga dalla realtà: tra il pubblico s’alza forte il grido che comunque è tutto inutile, che non c’è alternativa, non c’è via di scampo e che anzi per non crucciarsi inutilmente sia meglio fare gli struzzi, ficcare la testa sotto terra e restare nella propria beata ignoranza, tanto “dimostrato é che il volgo è cieco e pure sordo”. No. Il volgo non è un’entità astratta monocefala. Il volgo siamo io, tu, tutti noi 99% e non siamo né ciechi né sordi. Patiamo lo smantellamento della scuola pubblica, è vero, e le lusinghe di realtà televisionarie e “pokemonvirtuali” (specie i più giovani), ma non siamo né ciechi né sordi; piuttosto, rischiamo di essere accecati dall’assordante disinformazione orchestrata dai media. Sto leggendo in proposito, concedendomi una “vacanza” dalla letteratura in senso stretto, “la fabbrica del falso” di Vladimiro Giacché link24 (autore anche dell’imprescindibile “Anschluss”, l’annessione, saggio che documenta le politiche mercantilistiche che hanno strangolato la Germania Est link25): davvero illuminanti i capitoli “la democrazia in ostaggio” e “uomini e merci: cronache del mondo alla rovescia”.
E se c’è ancora chi, dopo quanto letto finora (compresi i link, spero) è ancora assalito dal compassionevole dubbio che le oligarchie non siano poi così pericolose in quanto, sebbene malvage, non brillano di capacità peculiari, lo inviterei ad attenersi ai fatti: le élite finanziarie sono BRILLANTISSIME in quanto a capacità di arricchirsi a spese del resto del mondo e lo dimostra il fatto che la super-ricchezza dell’1% della popolazione mondiale è in costante e rapida ascesa tanto che nel 2015, un anno prima delle previsioni, ha superato quella detenuta dal restante 99% della popolazione mondiale link26. Dobbiamo rassegnarci al fatto che nulla avviene per caso, specie in economia (molto istruttivo in proposito il link27) e che al contrario dei popoli o degli operai che vivono su questa terra e che per spostarsi da un paese all’altro devono trasformarsi in migranti, i grandi capitali vivono in paradisi fiscali e si spostano con un click. Ciò rende assai più agevole per le élite finanziarie tessere reti d’interessi di dimensioni globali transnazionali, come ci ricorda l’ottima Giovanna Cracco rendicontando le pressioni esercitate dalla Trilateral Commission e dal gruppo Bilderberg sulle commissioni europee link28
D’altro canto, coordinarsi è facile quando basta saper leggere e attenersi in modo coerente alla dottrina economica ordoliberista enunciata da Von Hayek (per chi non sapesse chi è Von Hayek, mica un due di briscola, vero deus ex machina del nuovo ordine mondiale liberista, potete farvene un’idea qui link29 ). Il suo pensiero può essere ben riassunto in questa sua: “Non c’è niente nei principi fondamentali del liberismo che lo configuri come un credo stazionario; non ci sono regole rigide stabilite una volta per tutte. Il principio fondamentale, secondo cui nel gestire i nostri affari dobbiamo fare uso il più possibile delle forze spontanee della società e ricorrere il meno possibile alla coercizione, è suscettibile di un’infinita varietà di applicazioni.” Ogni volta che lo rileggo non posso fare a meno di rabbrividire: logico, algido, invisibile… più efficace di un Grande Fratello orwelliano. Buffo no? Gli ordoliberisti si riempiono la bocca della parola libertà, la cantano e la declinano in tutte le salse, ma per libertà intendono unicamente il loro diritto di spolpare il 99% dell’umanità. L’ordoliberismo è la globalizzazione dell’avidità e come ogni forma di avidità, è insaziabile, per cui non si fermerà prima di aver fatto terra bruciata del mondo intero. A voi la decisione: riscoprire Donato Menichella link30 e il Glass-Steagall Act o continuare ad essere servili credenti di una religione dove soltanto i super-ricchi vanno in paradiso fiscale.

 

PS: Chiedo scusa se gli argomenti affrontati sono tutt’altro che rassicuranti, ma come diceva il mio amato zio Giorgio “Se la libertà significa qualcosa, allora significa il diritto di dire alla gente cose che non vogliono sentire”.

(in caso di cose da dire all’autore: malosmannaja@libero.it)

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