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LOGICA GABERRANTE

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Logica gaberrante.

Fuori notte fonda. Dentro, bar semideserto. Fuori e dentro, puzza di vodka rancida.
Mezzo ubriaco, abbraccio il tavolo in penombra, stampando la guancia sinistra sul piano rugoso. Il bicchiere vuoto, adagiato su un fianco, ha lo sguardo vitreo, ma non è ancora morto: lo tocco con un dito e subito s’avvita rantolante. Il rintocco ritmato delle coste di vetro sul legno d’abete è l’unico tumulto nel locale; ogni altra cosa tace e subisce, in servile rassegnazione.
Tùm tùm tùm tùm tùm tùm, da destra a sinistra. Tùm tùm tùm tùm tùm tùm, da sinistra a destra.
– “Ma cos’è la destra… cos’è la sinistra…” – canticchio sguaiato e sbavo lievemente frizzante.
D’un tratto, mi sento sollevare. La gioia nel cuor? Un allegro pensier?
No. E’ Adelmo, l’anziano barista detto “il Prof”, che senza troppe cerimonie m’ha preso per la giacca e tirato in piedi.
– “Forza, sto chiudendo, fuori dalle balle, Franco.”
– “Ueéé, che mmmodi… non c’è piùk… non c’è più rishpetto per i giovani disoccupati.”
Il bicchiere completa il moto rotatorio a tuttotondo, da sinistra a destra, per poi gettarsi oltre l’orlo del tavolo. Tùm tùm tùm tùm tùm tùm… frantùmi.
– “Cristo!” – sbotta Adelmo in sincrono con lo scricchiolio dei mille frammenti di vetro.
Curioso, mi dico tra i fumi dell’alcool, curioso davvero il modo in cui vanno in frantumi i bicchieri infrangibili: si polverizzano, quasi che i colpi sopportati nell’arco della vita alla fine si sommassero, presentando il conto tutto in una volta.
– “Shcusa…” – farfuglio – “non è colpa mia… non è shtata colpa mia… ehi, senti… sai perché mio padre” – aggiungo totalmente fuori contesto – “mi ha chiamato Franco?”
Adelmo non risponde: è andato a prendere la scopa e la paletta. Quando ritorna gli alito pesante addosso la risposta.
– “Per non correre il rischio! Shì… intendo, per non correre il risschio di morire povero… di non avere un franco, ih eh…”
– “Mavaffanculo, cavati da qui!” – sbraita il barista con uno spintone poco amichevole.
– “Mavaffanculo tu, Adelmo… non è queshto il modo di trattare un… un cliente affezionato!”
La mia confusa protesta non ottiene risposta. Così, per rappresaglia, impugno il cellulare, fotografo il vecchio intento a radunare i cocci del bicchiere e posto l’immagine su Facebook.
– “Guarda… ti ho messho su feishbùk!” – ghigno sventolando l’iPhone – “e shai cosa ci scrivo? Che non è giusto… cazzo, non è giusto! Shiete voi vecchi di merda che avete fatto a pezzi l’Italia e invece i cocci… shì, i cocci sono sholo nostri… solo cazzi nostri! Eh, così tu fai una bella figura di merda e io mi becco un milione di mi piace!”
– “Ma piantala, coglione” – taglia corto il barista senza nemmeno guardarmi in faccia. E la cosa, invece di placare gli animi, mi irrita ancora di più, così riparto in quarta.
– “No che non la pianto! Shiete voi vecchi con le vostre penshioni che affossate il paese!” – sputacchio – “l’Italia non cresce perché deve shpendere mila miliardi per pagarvi le penshioni d’oro, le penshioni bebi… i falsi invalidi! Lo dicevano anche in tivù, ieri che la shpesa delle pensioni in Italia è moshtruosa, la più alta d’Europa!!”
Il barista appoggia la paletta sul tavolo e la scopa di fianco. Mi guarda fisso negli occhi, a lungo, forse per capire quale scompenso cerebrale mi impedisca di vedere coi miei occhi che alla tenera età di settantadue anni, invece di essere in pensione, il Prof gestisce ancora il suo bar di paese. Poi di scatto m’afferra per il bavero.
– “Sei così ignorante che a farti un esame di coscienza verresti bocciato” – sibila Adelmo – “Intanto le pensioni sono solo una parte della spesa sociale, e la spesa sociale pro-capite italiana è sotto la media europea da decenni e non bastasse ancora si continua a tagliarla di anno in anno. E’ in calo continuo dal 1995! Capito cazzone?”
– “Shì, ma… comunque le pensioni sono…”
– “Le pensioni italiane sembrano sopra la media perché Eurostat le conteggia come fossero nette! In Italia, invece, pensioni e stipendi sono tassati nello stesso modo, quindi l’esborso reale è minore perché lo stato si trattiene le tasse. In Germania le pensioni non sono mica tassate, lo sapevi, bamboccio?”
– “N-no… non lo sapevo” – ammetto sorpreso: non immaginavo che il Prof fosse anche un esperto di spesa sociale.
– “In più Eurostat conteggia nella spesa italiana per le pensioni anche il TFR, che con la pensione non c’entra niente.”
– “Ma allora…” – bofonchio confuso. Sarà l’alcool.
– “Allora la spesa pensionistica è l’ultimo dei nostri problemi. Dopo le riforme del 1992 e 1995, dal 1998 il saldo tra contributi e pensioni al netto, è sempre stato in attivo per lo stato. Nel 2011, ultimo dato disponibile, sono rimasti in cassa 24 miliardi di euro.”
– “Ma la televishione diceva… diceva che per rilanciare la creshita dobbiamo tagliare le penshioni!”
– “E tu te la sei bevuta! Butti giù vodka e panzane con la stessa noncuranza. Ma lo sai che la spesa pensionistica è una componente *positiva* del PIL??? Anche se non capisci un cazzo di matematica e di economia, prova ad usare un minimo di logica: si può aumentare la crescita diminuendo la crescita? Si può aumentare il PIL diminuendo il PIL?”
Scoppio a ridere divertito. Adelmo mi contempla con malcelata compassione, poi gira i tacchi e si allontana con scopa e paletta.
Mentre esco dal locale, accenno un saluto e controllo come sta andando il mio ultimo post. Cazzo! Più di 300 mi piace, record del mondo!
– “Sai che sto cambiando idea?” – chiosa il barista – “pensavo che fosse colpa della nostra generazione, che vi avessimo lasciato in eredità una forma di guerra diversa, coi suoi morti sempre uguali. Invece, forse è solo una sorta di suicidio collettivo. Che problema c’è a distruggere milioni e milioni di vite per avere un mondo peggiore, se ci si può consolare con Facebook?”

*

(in caso di cose da dire all’autore: malosmannaja@libero.it)

letture fondamentali: le pensioni più generose del mondo

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