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Trump, Hitler e Berlusconi: Trumpitlersconi!!

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Trump, Hitler e Berlusconi: Trumpitlersconi!!
da qualche mese, che si frequentino social network, blog letterari, blog culinari o addirittura blog di medicina ayurvedica, è comunque quasi impossibile sfuggire al post pseudopolitico i cui punti cardine sono i seguenti:
1) Trump è stato eletto democraticamente, ma è il male assoluto
2) anche Hitler, come ci insegna la storia, è stato democraticamente eletto
3) so quello che dico perché conosco Berlusconi che è come Trump
4) chiunque non è d’accordo con me è un puttaniere razzista nazifascista
ma che meraviglia…
proviamo a fare insieme un po’ di chiarezza?
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1) il male assoluto, come qualsiasi altra astratta generalizzazione, non esiste se non nelle menti di chi ambisce a recitare la parte del bene assoluto, tipo il *Nobelfantoccio per la pace* con al suo attivo 134 guerre/guerrette sparse per il mondo e un sistema di deportazione di massa da record (ricordo che già nel 2014 l’Economist titolava: “America’s deportation machine: the great expulsion. Barack Obama has presided over one of the largest peacetime outflows of people in America’s history”)
in ogni caso, se il fatto che il male assoluto non esiste vi lascia perplessi, vi rimando a una veloce rassegna di ciò che dicono in proposito: la bibbia, le scienze psicologiche e la filosofia.
poi, ovviamente, resta il fatto che Trump è un miliardario destrorso e difficilmente potrà essere il salvatore dei lavoratori, di una classe media sempre più povera e di un impero a stelle e strisce dove la disuguaglianza – Oxfam docet – è ormai una piaga sociale… ma questo cos’ha a che vedere col male assoluto?
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2) riprendiamo in mano i libri di storia per fare un po’ d’ordine.
nelle elezioni del 1932, le ultime *libere* elezioni nelle repubblica di Weimar, Hitler prese il 35% dei voti e fu nominato cancelliere. ciò fece di lui un dittatore? voglio dire, quando un partito che riceve il 35% dei voti siamo automaticamente in dittatura? mutatis mutandis, la dittatura inizia quando un partito prende il 35% dei voti? mmmm… non direi. chiediamo aiuto alla definizione di dittatura presa da Wikipedia; dittatura: “forma autoritaria di governo in cui il potere è accentrato in un solo organo, se non addirittura nelle mani del solo dittatore e viene imposto con la forza non essendo limitato da leggi, costituzioni, o altri fattori politici e sociali interni allo Stato.”
ecco, quindi, che non fu il popolo tedesco, ma Paul Ludwig von Hindenburg, anziano presidente del Reich, il principale responsabile istituzionale dell’affermarsi della dittatura di Hitler, avendogli concesso poteri semi-assoluti con il Reichstagsbrandverordnung (il Decreto dell’incendio del Reichstag) del 28 febbraio 1933.
von Hindenburg (aristocratico, filomonarchico e anticomunista) non aveva grandi simpatie per Hitler, ma lo ritenne il male minore rispetto al “pericolo” di una deriva comunista, grandemente temuta dall’élite dell’epoca che ben sapeva cosa fosse successo in Russia dopo la vittoria dei bolscevichi. nella scelta di Hindenburg giocò un ruolo importante anche Franz von Papen (altro filomonarchico, cattolico, conservatore nonché abile manovratore che portava l’appoggio dei grandi industriali della Ruhr, ma aveva anche contatti con finanzieri inglesi e americani).
il Reichstagsbrandverordnung del 28 febbraio 1933 fu un decreto d’emergenza valido sine die e di dubbia costituzionalità (articolo 48 sottosezione 2 in materia di pericoli per la sicurezza pubblica) che venne emanato da von Hindenburg prendendo a pretesto un incendio doloso al Palazzo del Reichstag avvenuto a Berlino il giorno prima, ovvero il 27 febbraio 1933. il decreto sospese gran parte dei diritti civili garantiti dalla costituzione e pose inevitabilmente fine alla democrazia consegnando tutti i poteri nelle mani di Hitler.
Hitler si servì subito del decreto per ottenere l’arresto dei leader dei partiti avversari prima delle imminenti elezioni e per reprimere violentemente qualsiasi forma di protesta grazie alle sue Sturmabteilung (SA), un corpo paramilitare conosciuto anche come “camicie brune”.
le successive elezioni federali del 5 marzo 1933 si svolsero dunque in condizioni di democrazia *formale*, ma nonostante questo Hitler NON riuscì lo stesso ad avere la maggioranza assoluta. Hitler fu votato dal 43,9% dei tedeschi: percentuale ragguardevole (e “forzata”), ma comunque non certo sufficiente a trasformare la semi-dittatura in dittatura.
a breve infatti seguì l’Ermächtigungsgesetz, il Decreto dei pieni poteri del 23 marzo 1933, votato con le Sturmabteilung autorizzate dal Reichstagsbrandverordnung a girare armate tra i banchi, che pose definitivamente fine alla farsa democratica consegnando il potere assoluto nelle mani del Führer.
alle successive elezioni del 12 novembre 1933, poi, si presentò *un solo partito*, che ovviamente non poté che ottenere percentualmente la quasi totalità dei voti: quello nazista.
non è buffo? vedete come in effetti la storia si ripeta, anche se spesso in farsa? questi episodi non vi ricordano in qualche modo l’operato di Napolitano (anch’egli anziano presidente) che con un simpatico colpetto di mano nel 2011 impose Monti alla guida del belpaese?
mi sono dilungato sul punto due invece di rimandarvi ad altre estese trattazioni della questione perché si tratta di un punto fondamentale. e d’altro canto l’interesse da parte dei media mainstream (papa, giornali, tv) per la fine della repubblica di Weimar non è certo dettato da un improvviso e disinteressato amore per la storia!! individuare nel voto popolare (e quindi nella democrazia) le cause della dittatura di Hitler serve a costruire una “narrazione emotiva” spendibile di fronte agli sconvolgimenti prossimi venturi dovuti al fallimento su scala globale del sistema di potere neoliberista. in altre parole gli “opinion leader” in quota mass media cercano di insinuare nelle coscienze delle popolazioni tutte l’idea che “siamo in un momento storico nel quale una restrizione della democrazia è ragionevole”. e il fatto che di recente Jean-Claud Junker, presidente della Commissione Europea, abbia affermato che “dare agli elettori la possibilità di votare è *unwise*” (“insensato/imprudente/stolto” secondo il traduttore) dovrebbe illuminarvi sul fatto che tale deriva di pensiero sia pericolosissima.
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3) conosciamo davvero Berlusconi? sì, ok, anche lui è un miliardario, destrorso, puttaniere, ma siamo davvero sicuri che sia stato una sventura per l’economia italiana come ci hanno suggerito i media in quota élite finanziara/PD nonché il blog di Grillo? orbene contrariamente alle condanne aprioristiche tipiche del pensiero di chi si sente “moralmente superiore” NON è assolutamente così, anzi è vero il contrario: i risultati economici dei suoi governi sono stati *migliori* di quelli di tutti gli altri governi della storia recente italiana (sebbene si possa obiettare “a ragion veduta” che in mondo di ciechi, chi ci vede da un occhio è un supereroe, eh…). qui trovate un’analisi econometrica ben fatta.

ciò dovrebbe spingerci a riflettere su cosa davvero sappiamo, non sappiamo e crediamo di sapere.
poi, che aggiungere… ovvio che un parallelismo tra Trump e la politica nostrana sia suggestivo, ma resta piuttosto forzato nonché sicuramente inutile: negli States, come in Italia il problema non sono i Trump o i Berlusconi, il problema è che le alternative politiche sono tutte appiattite su un modello di mercato globale neoliberista alla von Hayek, sistema economico che negli ultimi decenni, dati alla mano, ha sottratto ingenti ricchezze al 99% della popolazione per concentrarle nell’1% della popolazione stessa. il problema è che quando i paesi finiscono in mano a politici che sono digiuni di economia e che pertanto si affidano ai “figliocci” di Goldman Sachs o Morgan Stanley, anche un Alemanno o un Fassina qualunque può fare la figura del grande statista…

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4) quindi? quindi siamo quasi fuori tempo massimo per una doverosa autocritica a “sinistra”. il neoliberismo è il paravento dietro al quale si nasconde il fascismo e se la globalizzazione, il neoliberismo e il mercantilismo spadroneggiano in giro per il mondo è soprattutto perché ai popoli schiavizzati manca la consapevolezza economica per capire che esiste un’unica possibile alternativa a questo modello di sviluppo elitario: affidarsi a politiche keynesiane o post-keynesiane, cosa che sa benissimo anche uno studente di economia del secondo anno, ma non gli intellettuali di sinistra e i politici di pseudo-sinistra in balia dei capitali finanziari. parimenti, non lo sanno neanche i popoli schiavizzati, perché chi ha una adeguata cultura scientifica e sarebbe in grado di diffondere conoscenze economiche continua a non farlo (per paura, conformismo, impossibilità o convenienza). ma è un discorso lungo e non vorrei già essere stato troppo importuno (in caso mi scuso). se però volete approfondire, partirei da qui.

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(in caso di cose da dire all’autore: malosmannaja@libero.it)

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