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Diffamazione, razzismo e xenofobia

merce umana

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Di recente, il parlamento europeo ha introdotto una nuova regola procedurale nella quale al punto 5 e 6 si legge:

5. “Il presidente può decidere di interrompere la trasmissione in diretta televisiva della seduta in caso di linguaggio o comportamento diffamatorio, razzista o xenofobo di un membro del parlamento”

6. “Il presidente può decidere di cancellare dalla registrazione audiovisiva della seduta quelle parti di discorso di un membro del parlamento che contengano linguaggio diffamatorio, razzista o xenofobo. La decisione avrà effetto immediato. Sarà però soggetta a conferma da parte del Bureau entro quattro settimane, o, se il Boureau non si riunisse in quel periodo, in occasione del successivo incontro.”

Una norma senza dubbio dettata da sentimenti di civiltà, fratellanza e amore universale, tesa a tutelare i *diritti fondamentali della persona* che, com’è noto, le istituzioni europee, fondate su principi ultraliberisti, non solo hanno molto a cuore, ma antepongono alle logiche economiciste che ne ispirano il funzionamento.

In linea con tale alto senso umanitario, Jeroen Dijsselbloem, presidente dell’eurogruppo olandese ha affermato che “durante la crisi i paesi del Nord hanno mostrato solidarietà con le nazioni del Sud in crisi. Come socialdemocratico, attribuisco un’importanza eccezionale alla solidarietà, ma ci sono anche dei doveri. Non si possono spendere tutti i soldi in alcol o donne e poi chiedere aiuto.” Questa affermazione, ovviamente, non è diffamatoria, razzista o xenofoba.

Se invece dovessi far notare che *proprio* le banche del Nord che avevano generosamente inondato di soldi la Grecia facendosi scudo dell’Euro (forti del fatto avrebbero *per forza* – Troika docet – non solo riavuto indietro tutto con gli interessi, ma l’avrebbero riavuto in Euro e non in Dracme svalutate), sono state le principali beneficiarie di programmi di aiuti a sostegno della Grecia nel 2010 e nel 2012, intascando almeno il 90% dei fondi stanziati come dimostrato da uno studio della European School of Management and Technology di Berlino, tale affermazione sarebbe sicuramente diffamatoria, razzista o xenofoba.

Se invece dovessi far notare che nell’Europrotettorato tedesco a somma negativa, dove tutto si basa sulla competitività e chi picchia per primo picchia due volte, dove la superiore moralità teutonica pretende di dare lezioni di onestà ed efficienza agli stati del sud corrotti e lazzaroni, banche tedesche vengono salvate con soldi pubblici senza batter ciglio  e che la Deutsche Bank è responsabile di una gigantesca truffa infinita, tale affermazione sarebbe sicuramente diffamatoria, razzista o xenofoba.

Se invece dovessi far notare che in Grecia, il più grande successo dell’Euro secondo Mario Monti, un paese distrutto dal colonialismo finanziario dell’Unione Europea secondo i dati economici, l’ospedale pubblico di Volos ha sospeso le chemioterapie per i pazienti oncologici perché il budget di spesa mensile è stato superato, tale affermazione sarebbe sicuramente diffamatoria, razzista o xenofoba.

Se invece dovessi far notare che in letteratura scientifica non esiste una correlazione tra forti svalutazioni e caduta dei salari reali (in altre parole, in caso di collasso dell’Euro, eventuali forti svalutazioni non sarebbero seguite da periodi di forte inflazione), e che esiste invece la prova provata che le politiche di svalutazione interna tese difendere l’Euro hanno fatto effettivamente scendere i salari reali, tale affermazione sarebbe sicuramente diffamatoria, razzista o xenofoba.

Se invece dovessi far notare che l’Unione Europea è una dittatura i cui reali centri di potere non sono eletti dal popolo e le cui norme economiciste ultraliberiste sono in palese conflitto con la Costituzione Italiana, fondata sul lavoro – non sulle mancette di cittadinanza – e sui diritti fondamentali della persona, tale affermazione sarebbe sicuramente diffamatoria, razzista o xenofoba.

Se, da ultimo, dovessi far notare che il traffico di “schiavi” che avviene nel mediterraneo davanti alle coste libiche (che strano: eliminando il *dittatore* Gheddafi le cose vanno peggio!) più che un’operazione umanitaria, è un business nazionale ed internazionale  utile e gradito al sistema ultraliberista europeo, visto che all’Europa impoverita e costretta alla denatalità servono nei prossimi anni sei milioni di lavoratori-schiavi sottopagati per oliare i meccanismi della svalutazione salariale competitiva, come ci informa il commissario europeo Dimitris Avramopoulos, tale affermazione sarebbe di sicuro la più diffamatoria, razzista o xenofoba di tutte.

Amen.

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(in caso di cose da dire all’autore: malosmannaja@libero.it)

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