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La discarica delle speranze rotte

discarica speranze rotte

La discarica delle speranze rotte

1. L’arrivo.

Il cumulo d’illusioni specchiava giochi di luce iridescenti nel sole distaccato di un Aprile qualunque. Per una peculiare interferenza sinestesica, il caleidoscopio di colori era tanto affascinante da coprire il tanfo di putredine che ristagnava tutt’intorno. Insieme all’ispettore finanziario, sostai davanti alla discarica per qualche attimo, stordito dagli echi abbacinanti del miraggio: speranze rotte, chimere accartocciate, lamiere di sogni, attese in avanzato stato di decomposizione, auspici arrugginiti… milioni di miliardi di astrazioni consistenti, una montagna che quasi pareva toccare il cielo con un dito.
– Qualcosa non ha funzionato come doveva, nella raccolta differenziata – mi azzardai a commentare, parlando a bocca aperta.
– In che senso dottore? – chiese l’ispettore senza staccare gli occhi dal tablet.
– Beh… voglio dire… un’attesa non è una chimera e non è lecito riciclarle nello stesso modo. Spero che si tratti di casi isolati e che il sistema si renda conto che ciò potrebbe avere ricadute molto negative sulla salute psicofisica della popolazione.
L’ispettore sorrise in modo ambiguo, lasciando cadere nel vuoto il mio auspicio. Un lieve smottamento nella montagna di rifiuti richiamò la mia attenzione e per un attimo mi parve di vederlo giacere vicino all’orizzonte, accatastato insieme a tanti altri. (altro…)

Certe rotte in diagonale

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Certe rotte in diagonale

 

Chiudo il video-tutorial e sibilo rabbioso: mai in sedia a rotelle. La lampada da tavolo, mostrando illuminata lungimiranza, finge di non prestarmi ascolto, ma scuote il capo sconsolata non appena mi aggrappo al bordo della scrivania per replicare al messaggio di Giulia. Grande invenzione Feisbuk: anche col corpo rattrappito posso puntare belle ragazze e recitare la parte dell’uomo distinto e raffinato benché mi lavi solo una volta a settimana, se viene l’oss del comune. Mi annuso le ascelle: sarà il sudore da stress per la storia della carrozzina, ma oggi puzzo molto più del solito. Digito “ti amo: due parole per dirlo, due giorni per spiegarlo, una vita in due per dimostrarlo” e nel frattempo provo a scoreggiare, curioso di vedere che succede. Incredibile… se non l’avessi verificato di persona non ci crederei: il tanfo nella stanza si riduce, diluendosi col peto. (altro…)

Il comizio sindacale

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Il comizio sindacale.

Napòleon salì sul palco per dare inizio al comizio sindacale.
I maiali stipati nella piccola piazza smisero subito di grufolare e un religioso silenzio avvolse l’assemblea. Il segretario generale si schiarì la voce, afferrò il microfono e prese ad arringare la folla con viva e vibrante salivazione, benedicendo il popolo animale. Parlò da vero statista: invocò l’assenza di alternative possibili, esaltò i valori progressisti e umanitari dell’accoglienza, del sacrificio e dell’amore, chiosò che mai come in quel momento era importante che i lavoratori facessero fronte comune contro i disfattisti, i complottisti e i populisti, per raccogliere la sfida diventando compiutamente cittadini del mondo.
– Il libero commercio dei beni – disse Napòleon chiudendo il comizio – è il motore che spinge la democrazia, che consente di esportarla, che cambia il modo di pensare dei governi e alimenta la fratellanza tra i popoli.
L’assemblea dei maiali si produsse in un applauso doveroso.
Non appena il fragore iniziò a scemare, un maiale basso e tozzo alzò una zampa e chiese la parola.
– Tu parli bene, Napòleon, ma noi – disse indicando la platea operaia – abbiamo molti dubbi e domande da porci. Quesiti esistenziali, del tipo: saremo esportati come maiali o come prosciutti, zamponi e cotechini?

 

*

(in caso di cose da dire all’autore: malosmannaja@libero.it)

“prosenze inquietanti”

su Neobar, mensilmente, potete leggere “prosenze inquietanti”, uno spazio dedicato alla prosa, ovvero a un racconto trovato in rete (con annessa pausa di riflessione).

novità di dicembre/gennaio

per chi sa anche leggere, una nano-raccolta di racconti brevi scritti negli ultimi due mesi:

racconti-di-dicembre-2016-e-gennaio2017

(in caso di cose da dire all’autore: malosmannaja@libero.it)

 

NON CI SONO I SOLDI.

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NON CI SONO I SOLDI

Ospedale, reparto di chirurgia, orario visita parenti. Luce fredda. Un vago retrogusto di ammoniaca sale dal pavimento in linoleum verde chiaro. Due medici conversano in piedi, lungo il corridoio vociante.
– “Hai visto? Hanno bloccato pure gli ordini dei farmaci” – ringhia il più basso.
Il collega, magro e allampanato, alza gli occhi al cielo in muta rassegnazione, trovando solo il soffitto scrostato. Nel violento moto di sconforto mimico, la montatura d’oro degli occhiali tondi scivola lungo il naso di un centimetro.
– “Manca solo che ci diano la corrente a giorni alterni” – rincara il medico basso. (altro…)

LOGICA GABERRANTE

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Logica gaberrante.

Fuori notte fonda. Dentro, bar semideserto. Fuori e dentro, puzza di vodka rancida.
Mezzo ubriaco, abbraccio il tavolo in penombra, stampando la guancia sinistra sul piano rugoso. Il bicchiere vuoto, adagiato su un fianco, ha lo sguardo vitreo, ma non è ancora morto: lo tocco con un dito e subito s’avvita rantolante. Il rintocco ritmato delle coste di vetro sul legno d’abete è l’unico tumulto nel locale; ogni altra cosa tace e subisce, in servile rassegnazione.
Tùm tùm tùm tùm tùm tùm, da destra a sinistra. Tùm tùm tùm tùm tùm tùm, da sinistra a destra. (altro…)