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Il disagio della tecnologia

disagio tecnologia

 

Il disagio della tecnologia

 

Marco.net irrompe in presidenza col volto livido da emoticon furioso.
– Non ne posso più – strepita mordendo le ultime sillabe.
Il preside solleva gli occhi dal monitor quel tanto che basta per linkare allo sguardo un’immagine di biasimo.
– Si calmi… sta esagerando.
L’insegnante di sostegno inspira a fondo l’aria densa di nicotina e crolla a sedere sullo scranno in ecopelle, davanti alla scrivania in acrilico nobilitato.
– Guardi! – sventola l’iPhone davanti al naso del preside – se non è cyberbullismo questo!
Nella foto, un ragazzino usa il cellulare a mo’ di clava schiantandolo in testa a un compagno.
– Caro Marco.net, la sua dedizione è encomiabile, ma l’uso del telefonino secondo le modalità in oggetto, non configura un’aggressione mediata tecnologicamente. Quindi la prego di tornare al lavoro.
L’insegnante vacilla, incredulo.
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Il comizio sindacale

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Il comizio sindacale.

Napòleon salì sul palco per dare inizio al comizio sindacale.
I maiali stipati nella piccola piazza smisero subito di grufolare e un religioso silenzio avvolse l’assemblea. Il segretario generale si schiarì la voce, afferrò il microfono e prese ad arringare la folla con viva e vibrante salivazione, benedicendo il popolo animale. Parlò da vero statista: invocò l’assenza di alternative possibili, esaltò i valori progressisti e umanitari dell’accoglienza, del sacrificio e dell’amore, chiosò che mai come in quel momento era importante che i lavoratori facessero fronte comune contro i disfattisti, i complottisti e i populisti, per raccogliere la sfida diventando compiutamente cittadini del mondo.
– Il libero commercio dei beni – disse Napòleon chiudendo il comizio – è il motore che spinge la democrazia, che consente di esportarla, che cambia il modo di pensare dei governi e alimenta la fratellanza tra i popoli.
L’assemblea dei maiali si produsse in un applauso doveroso.
Non appena il fragore iniziò a scemare, un maiale basso e tozzo alzò una zampa e chiese la parola.
– Tu parli bene, Napòleon, ma noi – disse indicando la platea operaia – abbiamo molti dubbi e domande da porci. Quesiti esistenziali, del tipo: saremo esportati come maiali o come prosciutti, zamponi e cotechini?

 

*

(in caso di cose da dire all’autore: malosmannaja@libero.it)

Aforismaliziati (aforismi che la sanno ancora più lunga)

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“La migliore, forse l’unica maniera per conservare l’amore, è imbals’amare le novità”

(malos 2014)

“La migliore, forse l’unica maniera per conservare l’amore, è imbals’amare il tempo”

(malos 2027)

Money doesn’t give you happiness free of charge, but I would quietly pay the commission”

(the malos 2014)

Riflessioni su “Her”, il film di Spike Jonze

Portret of screaming woman

url di Munch

Ho letto di recente questa bella recensione di Antonio Sofia su “Her” il film di Spike Jonze e mi sono sovvenute alcune riflessioni.
“Ho voglia di spaccare la faccia a te e a quello schifo d’esistenza inutile che mi hai propinato per due ore”, scrive Antonio Sofia rivolgendosi a Theodore, il co-protagonista del film, a margine di un guidizio complessivo sul film che somiglia molto ad un’impietosa stroncatura. Eppure, mi dico, se il film è stato in grado di evocare emozioni tanto forti nello spettatore, per contro, non devo allora considerarlo un film particolarmente riuscito?
: ))
Scrive ancora, Antonio Sofia, di aver provato il desiderio di “andarsene altrove” nelle due ore in cui Spike Jonze gli ha “propinato l’esistenza inutile di Theodore”. Come non dargli ragione? (altro…)

Labilità dialettica

loveache

Alla fine Marco si era dichiarato, ma Anna, cui non facevano certo difetto schiettezza e parlantina, aveva spento le speranze del ragazzo.
‒ “Non ti amo, Marco. E poi una storia tra di noi… non funzionerebbe mai.”
‒ “Perché??”
‒ “Abbiamo caratteri troppo diversi. Abitudini diverse… e pure un’estrazione sociale differente. Mi spiace, ma non riesco a immaginarti come *uomo della mia vita*. Dimenticami.” (altro…)

Leggere pesanti

vertigine d'ingorgo2

I. Io sono.

Vago per strada in attesa che qualche persona chiami ad alta voce un nome. E quando quel nome è Andrea, mi giro.

Io sono Andrea, e più d’una volta dietro casa mia ho provato a dire ad alta voce “fosso!” ad un canale di scolo che s’ostinava a darmi le spalle. Lui però rimane lì, senza girarsi, come se non ci fossi. Resta invaginato nel terreno a ristagnare acque reflue e raganelle piene di pesticidi esondati dai campi limitrofi. (altro…)