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Ritorno al nuovo mondo (mercato)

mondo mercato

Huxley e Bradbury, come la maggior parte dei narratori che hanno ipotizzato universi distopici, sono dei poveri ingenui. Non serve una scossa elettrica per tenere lontano dai libri i bambini (vedasi “Il mondo nuovo”, 1932), come pure non serve bruciare i libri in scenografici falò (vedasi “Fahrenheit 451”, 1953). E’ molto più efficace insegnare l’ignoranza (vedasi il continuo declino della scuola in tutto il mondo, mica solo in Italia…), trasformare la cultura in un saper fare (vedasi la scuola come apprendistato che addestra la manovalanza del domani), e riempire i libri di mazzantini, di carifigli e di fiction *educativa*. Ebbene sì, una volta i sistemi di potere spendevano un sacco di soldi in propaganda di regime, la propaganda era *un costo*… ah, com’erano ingenui e sprovveduti i nazismi e i fascismi di ieri. oggi si può guadagnare (e fare un sacco di soldi) proprio con la propaganda e la fiction… spettacolare no? Il sistema mercato globale seleziona la migliore propaganda per noi e ce la vende sotto forma di bisogni così addirittura la *paghiamo* e nell’atto stesso di acquistarla e fruirla impariamo ad essere schiavi migliori (consumatori al quadrato e liberisti al cubo).

*

(in caso di cose da dire all’autore: malosmannaja@libero.it)

L’EROINOMANE

Negli Stati Uniti ogni giorno circa 90 americani muoiono per overdose da eroina.

In Italia ogni giorno circa 1500 nuovi poveri assoluti o relativi vanno ad aggiungersi agli oltre 13 milioni di italiani poveri (tra assoluti e relativi) contati dall’ISTAT nel 2016.

Esiste una qualche relazione tra i due eventi?

Chi può dirlo… Di certo c’è solo che stavolta ci ho messo la faccia.

: )))

Buona visione e un grazie di cuore agli amici di Copylefteratura che hanno collaborato.

Come in un

01 tecnofuori

Come in un.

Quando la macchina sbandò scartando prima a destra poi a sinistra contro il guardrail pensai, non sta accadendo davvero: manca un sottofondo musicale che indichi il momento di tensione. Poi l’auto uscì di strada, eseguì un triplo axel e giacque cappottata in mezzo a un campo di grano. Cominciai a sospettare che fosse tutto un sogno quando non accadde più nulla per almeno mezz’ora: nemmeno la regia più trasgressiva del mondo si sarebbe concessa un vuoto narrativo tanto irritante e protratto. (altro…)

Il pacco

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Il pacco.

 

Lucia ha lo sguardo a fermo immagine e gli occhi svenati di rosso conto in banca: è evidente che ha pianto.

‒ “Ho scritto il falso” ‒ confessa, cercando consolazione nell’abbraccio della casalinga di Voghera.

‒ “Ma gli articoli erano belli e sembravano veri, così pieni di speranza e di ricette agrodolci per uscire dalla crisi!”

‒ “Erano falsi.”

La casalinga di Voghera è turbata. Scosta la giornalista e si fa il segno della croce volgendo lo sguardo al televisore.

‒ “E’ impossibile: m-mentre il pescivendolo ci incartava il branzino leggevo titoli e sottotitoli in grassetto e… ed era proprio come sempre!! Precisi, puntuali, uguali a quelli dell’altr’anno! Identici a quelli di tutti gli altri quotidiani!”

‒ “Dacci oggi il nostro pane, quotidiano: noi giornalisti scriviamo per mangiare. Che ti aspettavi, bella?”

‒ “Che almeno qualcosa di vero ci fosse, c-che la macelleria sociale ci regalasse un chilo di ripresa a testa!”

‒ “See….”

‒ “Ma almeno un etto! Magari q-qualche grammo!” ‒ farfuglia la casalinga confusa ‒ “E adesso?”

‒ “Il giornale ha chiuso, da oggi rinasco a nuova vita e cambio musica: posso scrivere ciò che voglio.”

‒ “Da oggi?!? Marco, il veterinario del primo piano, si è suicidato a Febbraio!! Non è un po’ tardi? E tutto ciò che avete scritto fino a ieri?”

‒ “La vita è così puntuale che anche oggi non è ieri.”

‒ “Ma allora… il debito pubblico, la corruzione, le riforme, più flessibilità, l’austerity, io… io faccio parte del quaranta per cento!”

‒ “Dovresti essere felice: hai coronato il tuo sogno, stai vivendo in una fiction” ‒ chiosa Lucia, innescando con abile scelta di tempo le lacrime della casalinga: se ride bene chi ride ultimo, mutatis mutandis, piange bene chi piange primo.

‒ “Cosa facciamo adesso?” ‒ domanda la voce smarrita nel mare magnum del quaranta per cento.

‒ “Boh, io posso dirti solo cosa farò io. Penso che scriverò prosa: racconti educativi, con una loro morale. Racconti dove la forma diventa contenuto, quindi sostanza… magari poi pubblico una raccolta, che potrei intitolare “contraffazione per assurdo”.

‒ “Non… non capisco: potresti farmi un esempio?”

‒ “Mmmm… allora, qualcosa tipo un racconto scritto su carta da regalo o da pacchi che narra di un tizio che ordina un falso Rolex su ebay e aspetta aspetta aspetta, ma non gli arriva nulla. Allora scrive decine di e-mail di protesta, avverte la polizia postale, il tutto senza esito. Disperato, consulta pure una cartomante per sapere se il Rolex gli arriverà mai, ma la vecchia viene colta da ictus al momento di divinare. Insomma, di pagina in pagina, scarti scarti scarti e alla fine arriva il pacco, ma non rimane nulla tranne il tutto, che per fatale concidenza, coincidono. Penso che lo intitolerò “il deserto dei tartarocchi”.

 

(in caso di cose da dire all’autore: malosmannaja@libero.it)

Potere operaglio asinino.

Quarto Stato di schiavitù

– Hai sentito la telefonata tra Vendola e Archinà?

– Sì.

– Cosa t’ha colpito, più di tutto?

Marco si fa pensieroso, aggrotta la fronte e sospira sconsolato.

– Tutto.

Giuseppe s’incazza.

– Eh, no, bello. Vedo che hanno rincoglionito pure te. (altro…)