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Tag Archives: filosofia

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La discarica delle speranze rotte

discarica speranze rotte

La discarica delle speranze rotte

1. L’arrivo.

Il cumulo d’illusioni specchiava giochi di luce iridescenti nel sole abulico d’un Aprile qualunque. Per una peculiare interferenza sinestesica, il caleidoscopio di colori era tanto affascinante da coprire il tanfo di putredine che ristagnava tutt’intorno. Insieme all’ispettore finanziario, sostai davanti alla discarica per qualche attimo, stordito dagli echi abbacinanti del miraggio: speranze rotte, chimere accartocciate, lamiere di sogni, attese in avanzato stato di decomposizione, auspici arrugginiti… milioni di miliardi di astrazioni consistenti, una montagna che quasi pareva toccare il cielo con un dito.
– Qualcosa non ha funzionato come doveva, nella raccolta differenziata – mi azzardai a commentare, parlando a bocca aperta.
– In che senso dottore? – chiese l’ispettore senza staccare gli occhi dal tablet.
– Beh… voglio dire… un’attesa non è una chimera e non è lecito riciclarle nello stesso modo. Spero che si tratti di casi isolati e che il sistema si renda conto che ciò potrebbe avere ricadute molto negative sulla salute psicofisica della popolazione.
L’ispettore sorrise in modo ambiguo, lasciando cadere nel vuoto il mio auspicio. Un lieve smottamento nella montagna di rifiuti richiamò la mia attenzione e per un attimo mi parve di vederlo giacere vicino all’orizzonte, accatastato insieme a tanti altri. (altro…)

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novità di dicembre/gennaio

per chi sa anche leggere, una nano-raccolta di racconti brevi scritti negli ultimi due mesi:

racconti-di-dicembre-2016-e-gennaio2017

(in caso di cose da dire all’autore: malosmannaja@libero.it)

 

Dai una pagina facebook a un ignorante e diverrà un opinionista.

non leggere

La più efficace arma di persuasione di massa è l’ignoranza. Difatti, per coerenza e per lealtà verso se stessi, gli ignoranti spesso ignorano di esserlo, da cui il proverbio “l’ignoranza è madre dell’arroganza”. Gli ignoranti non si mettono in discussione, non si documentano, non vanno oltre le prime tre righe di un articolo di approfondimento perché, nonostante qualche minima lacuna, la loro ignoranza è enciclopedica e copre ogni campo dello scibile umano. Forse per questo l’ignoranza è particolarmente frequente tra gli intellettuali (che sanno di sapere) e tra gli attivisti dei partiti politici (che si lasciano sapere).
L’efficacia dell’ignoranza come instrumentum regni si fa ancor più palese se rammentiamo che era già noto agli antichi romani che “l’ignoranza è causa della paura” (Seneca), e la storia ci insegna che la paura è l’altro ingrediente essenziale per la gestione del consenso nel governo dei popoli (si vedano, ad esempio, la paura dei comunisti, del debito pubblico, dei terroristi, dell’inflazione, dei mussulmani o degli immigrati).
Sta a noi, dunque, decidere se voler essere un popolo così ignorante da conoscere meglio le funzioni degli iPhone che i propri diritti o rimboccarci i neuroni e rifiutare di essere il peggior nemico di noi stessi. (altro…)

La falla

 

melma e cassetta

Sbrighiamoci a cambiare il mondo:
tra poco inizia la finale di Champions
Marco Tullio Cicerone

La falla.

– Che stai facendo!? – grido da lontano.
– Non vedi?
– Occazzo, sei impazzito o che???!
Marco non risponde. E’ in fondo all’orto e continua a mulinare le braccia, in precario equilibrio su una cassetta da frutta mezza sfasciata. La scena è piuttosto surreale. Per un attimo m’incanto a guardare lo stacco troppo netto tra cassetta e terra nuda: legno bianco, fango scuro… sembra un fotomontaggio mal riuscito al photoshop. M’incammino verso di lui. (altro…)

S.O.S. pensione

S.O.S. pensione

Driiiin driiiin driiiin
– La signora non risponde. Forse non vuol rispondere?
Risate in studio.
Driiiin driiiin driiiin
– Pronto?
– Buongiorno, parlo con la signora Adelina Lattanzi?
– No, ora passo – fruscio di sottofondo, poi qualche secondo dopo – Sì… chi è che parla? – chiede la voce incartapecorita di Adelina.
– SOSpensione, Rai Uno, il talk-show che ha a cuore il futuro del paese – replica con tono gioviale il conduttore.
– Ma… è… è uno scherzo, vero? (altro…)

Stato morto

stato pestato

sottotitolo esplicativo: un fatto

 

un giorno sono stato
un altro non lo sono, onde per cui
subisco l’evidenza e resto in coda
pagandomi il riscatto
alla cassiera

oggi, però, da un po’ di tempo
mi specchio nella foto e inorridisco:
forse non sono degno di pensare
pieno di lividi, fatto di droga
forse per questo sono solo
(un corpo inanimato)

ecco, guardami bene in faccia
me lo sai dire veramente
io, tu, chi siamo?
chi è un fatto, o forse meglio
cos’è un fatto?
eh, chi può dirlo…
fatto si è che i conti tornano:
fatto si è il pensiero giudicante
Stefano Cucchi non è stato ucciso
è stato morto

 

(in caso di cose da dire all’autore: malosmannaja@libero.it)

Il pacco

euro bikini fungo atomico

Il pacco.

 

Lucia ha lo sguardo a fermo immagine e gli occhi svenati di rosso conto in banca: è evidente che ha pianto.

‒ “Ho scritto il falso” ‒ confessa, cercando consolazione nell’abbraccio della casalinga di Voghera.

‒ “Ma gli articoli erano belli e sembravano veri, così pieni di speranza e di ricette agrodolci per uscire dalla crisi!”

‒ “Erano falsi.”

La casalinga di Voghera è turbata. Scosta la giornalista e si fa il segno della croce volgendo lo sguardo al televisore.

‒ “E’ impossibile: m-mentre il pescivendolo ci incartava il branzino leggevo titoli e sottotitoli in grassetto e… ed era proprio come sempre!! Precisi, puntuali, uguali a quelli dell’altr’anno! Identici a quelli di tutti gli altri quotidiani!”

‒ “Dacci oggi il nostro pane, quotidiano: noi giornalisti scriviamo per mangiare. Che ti aspettavi, bella?”

‒ “Che almeno qualcosa di vero ci fosse, c-che la macelleria sociale ci regalasse un chilo di ripresa a testa!”

‒ “See….”

‒ “Ma almeno un etto! Magari q-qualche grammo!” ‒ farfuglia la casalinga confusa ‒ “E adesso?”

‒ “Il giornale ha chiuso, da oggi rinasco a nuova vita e cambio musica: posso scrivere ciò che voglio.”

‒ “Da oggi?!? Marco, il veterinario del primo piano, si è suicidato a Febbraio!! Non è un po’ tardi? E tutto ciò che avete scritto fino a ieri?”

‒ “La vita è così puntuale che anche oggi non è ieri.”

‒ “Ma allora… il debito pubblico, la corruzione, le riforme, più flessibilità, l’austerity, io… io faccio parte del quaranta per cento!”

‒ “Dovresti essere felice: hai coronato il tuo sogno, stai vivendo in una fiction” ‒ chiosa Lucia, innescando con abile scelta di tempo le lacrime della casalinga: se ride bene chi ride ultimo, mutatis mutandis, piange bene chi piange primo.

‒ “Cosa facciamo adesso?” ‒ domanda la voce smarrita nel mare magnum del quaranta per cento.

‒ “Boh, io posso dirti solo cosa farò io. Penso che scriverò prosa: racconti educativi, con una loro morale. Racconti dove la forma diventa contenuto, quindi sostanza… magari poi pubblico una raccolta, che potrei intitolare “contraffazione per assurdo”.

‒ “Non… non capisco: potresti farmi un esempio?”

‒ “Mmmm… allora, qualcosa tipo un racconto scritto su carta da regalo o da pacchi che narra di un tizio che ordina un falso Rolex su ebay e aspetta aspetta aspetta, ma non gli arriva nulla. Allora scrive decine di e-mail di protesta, avverte la polizia postale, il tutto senza esito. Disperato, consulta pure una cartomante per sapere se il Rolex gli arriverà mai, ma la vecchia viene colta da ictus al momento di divinare. Insomma, di pagina in pagina, scarti scarti scarti e alla fine arriva il pacco, ma non rimane nulla tranne il tutto, che per fatale concidenza, coincidono. Penso che lo intitolerò “il deserto dei tartarocchi”.

 

(in caso di cose da dire all’autore: malosmannaja@libero.it)