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COVID-19 era of misinformation: When your family does not trust you, will your patients?

Sarah Riley Cox J Am Pharm Assoc (2003). 2020 Aug 14;S1544-3191(20)30413-1. doi: 10.1016/j.japh.2020.08.020. Online ahead of print.

I have only seen my grandmother twice since the pandemic began. The first time was about 2 months ago. My sisters and I took our kids to run around in her front yard so she could watch from her porch (a safe 6 feet away). This time, we were in the backyard.She lives in a small slab home in a middle-class neighborhood nestled in the heart of a rural community. I have 2 sisters, and among the 3 of us, we have 10 kids under the age of 8. So, you can imagine 10 children playing tag in my grandmother’s backyard as she sits on the porch watching with enjoyment. She is 92 years young, and although she is in excellent health for her age, she does have chronic obstructive pulmonary disease. She is at high risk for coronavirus disease (COVID-19), so we are careful to maintain our distance, stay outside, and wear masks as we talk with her. Even the kids all have masks that have been ripped off, so they can breathe better while they play tag.I am standing in the sun, watching the kids. My daughter runs by giggling. Then my dad calls my attention. My grandma has a question about a medication. Not unusual. As a pharmacist, I take an active role in her medications. I step up, expecting the question to be about a medication she is taking or maybe saw on a commercial. Instead she asks, “What do you think about this medication the president has taken to prevent the virus?” I am a little surprised, but I answer quickly because I have read the studies and am confident in my ability to analyze the mass of misinformation that is suffocating society.“The evidence to support hydroxychloroquine for prevention of COVID-19 is currently lacking” I say thinking my grandma is looking for a knowledgeable, trustworthy pharmacist to guide her. Again, I am taken back when she just as quickly retorts, “Well, I watched a video where 8 doctors said the opposite.” She smirks a little as if to say, “I got you.”I tried to discuss the studies and provide a patient-friendly but evidence-based education. She did not seem to believe me. Instead, she relied on information from a video. Why? Maybe because it had doctors’ opinions. Maybe because it told her what she wanted to hear. Maybe because it was on a religious channel, and my grandmother will trust anything on a religious channel. It does not explain why I hear others with concerns such as the following:

  • •Lack of trust in pharmaceutical companies—politicizing remdesivir.
  • •Lack of trust in medical journals—misinformation, falsified data.
  • •Cells from aborted fetuses in vaccines.
  • •Vaccines laced with a substance to sterilize anyone who receives it—population control.

As I drove away from my grandma’s house, I began to reflect. How could she not see what I so clearly saw? She has always had the mindset of do what your doctor tells you. Don’t ask questions, just do it. Maybe it is a generational mindset or the culture she grew up in. She has never sought out medical information. She has never sought to understand her ailments. She blindly trusts. Her health literacy is low. She is vulnerable to misinformation and biased information. She is not alone. Many of our patients have low health literacy.This is not new information. What is new, and rather unsettling, is that medical information, science, is being politicized. Health professionals have a responsibility to educate. But what if patients do not trust us? What if they are more apt to believe that we are pushing a political agenda than to believe that we are providing evidence-based information? What if they are more likely to believe what they see on social media, what they hear from a journalist, or a video with medical professionals giving only part of the information?These are questions that the medical community must think about. When 1 medical professional says one thing and another says the opposite, it leads to confusion. Health professionals understand research is complex. We understand that there may be contradiction from one study to the next. We are taught to analyze it. Maybe the study population was different. Maybe the duration of treatment was different. Furthermore, medicine is not a one size fits all approach. But the general public may not understand this. They see contradiction as uncertainty. They do not trust it.How do we regain the public’s trust in health care?

Biography

Sarah Riley Cox, PharmD, MS, Assistant Clinical Professor, University of Missouri Kansas City School of Pharmacy at MU, Columbia, MO

Misinformation in the time of COVID-19

Due articoli importanti su COVID-19

drLi

Sul sito amico Neobar ho pubblicato due articoli importanti sulla pandemia causata dal coronavirus COVID-19.

Qui si parla della situazione in Italia: è la traduzione letterale di un articolo tratto dal New England Journal of Medicine del 18 marzo (tra le riviste di medicina più importanti al mondo).

Benvenga l’ansia.

Qui si parla di ciò che dobbiamo sapere su COVID-19 e su come l’epidemia, pur essendo iniziata nello stesso momento, stia andando in modo molto diverso in Italia e in Corea del Sud.

Pandemia da COVID-19: cosa dobbiamo sapere.

(in caso di cose da dire all’autore: malosmannaja@libero.it)

Auto-razzistafazzi! (saggio di psico-economia sociale)

autorazzistafazzi

*

E’ liberamente scaricabile al link sottostante

il saggio di psico-economia sociale:

Auto-razzistafazzi – malos mannaja

*

in caso di cose da dire all’autore: malosmannaja@libero.it

BUON ANNO

fake-news

“Controllare le informazioni è il compito dei pubblici poteri. Essi devono garantire che le informazioni siano corrette” – Giovanni Mussolini o Benito Pitruzzella, fate voi…

Giovanni Pitruzzella non è un personaggio del romanzo 1984 di G. Orwell, ma il capo dell’antitrust italiano, collezionista bipartisan di super-incarichi molto apprezzato nelle alte sfere. Nei giorni scorsi, in una lunga intervista rilasciata al Financial Times ha chiesto all’Unione Europea di agire direttamente su internet per etichettare rapidamente le *notizie false* e rimuoverle dalla circolazione infliggendo ammende se necessario. (altro…)

Stato morto

stato pestato

sottotitolo esplicativo: un fatto

 

un giorno sono stato
un altro non lo sono, onde per cui
subisco l’evidenza e resto in coda
pagandomi il riscatto
alla cassiera

oggi, però, da un po’ di tempo
mi specchio nella foto e inorridisco:
forse non sono degno di pensare
pieno di lividi, fatto di droga
forse per questo sono solo
(un corpo inanimato)

ecco, guardami bene in faccia
me lo sai dire veramente
io, tu, chi siamo?
chi è un fatto, o forse meglio
cos’è un fatto?
eh, chi può dirlo…
fatto si è che i conti tornano:
fatto si è il pensiero giudicante
Stefano Cucchi non è stato ucciso
è stato morto

 

(in caso di cose da dire all’autore: malosmannaja@libero.it)

Il pacco

euro bikini fungo atomico

Il pacco.

 

Lucia ha lo sguardo a fermo immagine e gli occhi svenati di rosso conto in banca: è evidente che ha pianto.

‒ “Ho scritto il falso” ‒ confessa, cercando consolazione nell’abbraccio della casalinga di Voghera.

‒ “Ma gli articoli erano belli e sembravano veri, così pieni di speranza e di ricette agrodolci per uscire dalla crisi!”

‒ “Erano falsi.”

La casalinga di Voghera è turbata. Scosta la giornalista e si fa il segno della croce volgendo lo sguardo al televisore.

‒ “E’ impossibile: m-mentre il pescivendolo ci incartava il branzino leggevo titoli e sottotitoli in grassetto e… ed era proprio come sempre!! Precisi, puntuali, uguali a quelli dell’altr’anno! Identici a quelli di tutti gli altri quotidiani!”

‒ “Dacci oggi il nostro pane, quotidiano: noi giornalisti scriviamo per mangiare. Che ti aspettavi, bella?”

‒ “Che almeno qualcosa di vero ci fosse, c-che la macelleria sociale ci regalasse un chilo di ripresa a testa!”

‒ “See….”

‒ “Ma almeno un etto! Magari q-qualche grammo!” ‒ farfuglia la casalinga confusa ‒ “E adesso?”

‒ “Il giornale ha chiuso, da oggi rinasco a nuova vita e cambio musica: posso scrivere ciò che voglio.”

‒ “Da oggi?!? Marco, il veterinario del primo piano, si è suicidato a Febbraio!! Non è un po’ tardi? E tutto ciò che avete scritto fino a ieri?”

‒ “La vita è così puntuale che anche oggi non è ieri.”

‒ “Ma allora… il debito pubblico, la corruzione, le riforme, più flessibilità, l’austerity, io… io faccio parte del quaranta per cento!”

‒ “Dovresti essere felice: hai coronato il tuo sogno, stai vivendo in una fiction” ‒ chiosa Lucia, innescando con abile scelta di tempo le lacrime della casalinga: se ride bene chi ride ultimo, mutatis mutandis, piange bene chi piange primo.

‒ “Cosa facciamo adesso?” ‒ domanda la voce smarrita nel mare magnum del quaranta per cento.

‒ “Boh, io posso dirti solo cosa farò io. Penso che scriverò prosa: racconti educativi, con una loro morale. Racconti dove la forma diventa contenuto, quindi sostanza… magari poi pubblico una raccolta, che potrei intitolare “contraffazione per assurdo”.

‒ “Non… non capisco: potresti farmi un esempio?”

‒ “Mmmm… allora, qualcosa tipo un racconto scritto su carta da regalo o da pacchi che narra di un tizio che ordina un falso Rolex su ebay e aspetta aspetta aspetta, ma non gli arriva nulla. Allora scrive decine di e-mail di protesta, avverte la polizia postale, il tutto senza esito. Disperato, consulta pure una cartomante per sapere se il Rolex gli arriverà mai, ma la vecchia viene colta da ictus al momento di divinare. Insomma, di pagina in pagina, scarti scarti scarti e alla fine arriva il pacco, ma non rimane nulla tranne il tutto, che per fatale concidenza, coincidono. Penso che lo intitolerò “il deserto dei tartarocchi”.

 

(in caso di cose da dire all’autore: malosmannaja@libero.it)

Centrali nucleari a pinzimonio di verduranio

CentraleNucleare pinzimonio

Nessuno ne ha parlato, ovviamente, poiché disturba gli interessi delle multinazionali dell’energia, e quindi della politica economica-finanziaria, ma nel Settembre 2013 su Science of The Total Environment, il prof. Michael Dittmar del CERN ha pubblicato lo studio “The end of cheap uranium” in cui viene calcolata la disponibilità di uranio nei prossimi decenni, dal momento che – stuporeeeee! – come il petrolio, l’uranio è una risorsa non rinnovabile.

Tenetevi forte perché c’è da farsi venire una sincope.

Il picco di estrazione (58 ± 4 tonnellate) sarà nel 2015 (sì, avete capito bene: DUEMILAQUINDICI), dopodiché l’estrazione scenderà lentamente fino al 2025 (54 ± 5 tonnellate), per crollare andando al 2030 (41 ± 5 tonnellate). (altro…)