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Attraversa- menti

Durante gli scavi in una discarica abusiva è stato rinvenuto un ulteriore ibùk di versi animaleschi del nano.

(cliccare sull’immagine)

Un benessere straziante

Durante gli scavi in una discarica abusiva è stato rinvenuto un rarissimo ibùk di versi animaleschi del nano.

Il sito amico Neobar ne offre completa e gratuita documentazione

https://neobar.org/2021/04/04/un-benessere-straziante/

Scoperte

anelito

siamo dei

siamo dei

Cerchio

euro vitruviano

– Stanotte ho sognato il mare: ero nuda in spiaggia e tu tracciavi un cerchio nella sabbia, tutt’intorno.
– Davvero?
– Davvero. Ma non avevo capito subito di essere io al centro, così ti ho chiesto: cosa cerchi?
– E…
– E tu hai fatto il tuo classico sorriso semiserio, quello di quando trovi un doppio senso… e mi hai risposto: “te”. (altro…)

Stato morto

stato pestato

sottotitolo esplicativo: un fatto

 

un giorno sono stato
un altro non lo sono, onde per cui
subisco l’evidenza e resto in coda
pagandomi il riscatto
alla cassiera

oggi, però, da un po’ di tempo
mi specchio nella foto e inorridisco:
forse non sono degno di pensare
pieno di lividi, fatto di droga
forse per questo sono solo
(un corpo inanimato)

ecco, guardami bene in faccia
me lo sai dire veramente
io, tu, chi siamo?
chi è un fatto, o forse meglio
cos’è un fatto?
eh, chi può dirlo…
fatto si è che i conti tornano:
fatto si è il pensiero giudicante
Stefano Cucchi non è stato ucciso
è stato morto

 

(in caso di cose da dire all’autore: malosmannaja@libero.it)

allontanamenti in Reflex

allontanamenti in reflex

allontanamenti in Reflex

sottotitolo esplicativo:  immagina, poi

 

d’istante la parola
fotografa il non senso dei pensieri
umani
mentre accarezzano levette
ed ingranaggi
zoomando di speranze
sul futuro
quasi la vita
si ritraesse sempre
all’orizzonte

 

(in caso dicose da dire all’autore: malosmannaja@libero.it)

Boa di parole

sub boa pozzanghera

Nuotare non le fa bene: c’è troppo tempo per pensare, tra una bracciata e l’altra. Più volte immagina di muoversi al rallentatore, fin quasi a galleggiare immobile controcorrente. Ecco, sono una boa, pensa Francesca, proprio una boa: plastica inerte, corrosa dal cloro e dal sole. Non c’è più angoscia, nessuna angoscia, solo l’innocuo sciabordio dell’acqua contro un corpo morto.
Ciò nonostante, il moto sinuoso delle onde non riesce a camuffare del tutto il serpeggiare ipnotico della memoria, che pesca a strascico dalle profondità del male portando a galla associazioni d’idee viscose quanto tentacoli di piovre giganti, pronte ad avvitarsi attorno al collo di Francesca e a soffocare il mondo. Non avrebbe mai messo in relazione una boa con il cordone ombelicale, prima.
Ma adesso è dopo.
C’è sempre un prima e un dopo. (altro…)