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Boccia

La scienza, il cervello di un boccia e la Verità assoluta.

In un’intervista al Corriere, il ministro per gli affari regionali e le autonomie nel Governo Conte, Francesco Boccia, chiede alla comunità scientifica la parola di Dio: “Chiedo alla comunità scientifica, senza polemica, di darci certezze inconfutabili e non tre o quattro opzioni per ogni tema. Pretendiamo chiarezza, altrimenti non c’è scienza.”

Buffo no? A me ha fatto scompisciare dalle risate per mezz’ora.

Il sapere scientifico è l’insieme delle cognizioni acquisite attraverso continue verifiche/confutazioni fondate sul metodo sperimentale. Per contro, ciò che Boccia agogna è l’onniscienza con annessa prescienza, ovvero la facoltà intellettiva attribuita a Dio di conoscere – per Verità assoluta – ogni cosa passata, presente e futura.

L’unica conoscenza scientifica che si avvicina (per ics tendente all’infinito) a un assoluto sono le costanti fisiche fondamentali. E vale la pena di sottolineare che, per non ingenerare deleteri fraintendimenti, non si chiamano “costanti fisiche assolute”, bensì “costanti fisiche fondamentali” relative al nostro universo. Chi non avesse idea di cosa sto parlando, può farsene un’idea qui.

Caratteristica comune a tutte le religioni, invece, è l’atto di fede di fronte a verità assolute, tipo l’esistenza di Dio. Addirittura, in alcune religioni la Verità assoluta è Dio in sé e per sé (più che il suo essere esistente).

Le verità assolute, religiose e non, ricalcano stratagemmi tipicamente infantili usati dai bambini per validare le proprie bugie invocando autorità superiori. “Perché non hai fatto matematica?” “Perché la maestra ha detto di farla per venerdì”.

Eh, in diversi dialetti italiani, “boccia” (o “bocia”) significa “bambino”.

*

(in caso di cose da dire all’autore: malosmannaja@libero.it)

Complottista!

marseeme

Complottista!

Il bar è un’astronave capovolta accanto a uno stradone di periferia. Le porte scorrevoli m’ingoiano e in breve un riff di musica protonica m’inonda d’urto insaccandomi l’udito. Gradualmente, il tipico odore di canfora marziana si sovrappone a quello leggermente speziato del caffè di troposfera. L’ambiente è pieno di luci e di piastrelle lucidate a specchio che rinterzano brilluccichii di sponda creando effetti stroboscopici vertiginosi.
Mi apro un varco tra i mille colori della folla vociante, alla ricerca di Marco e Andrea.
Eccoli.
– Salve a tutti – grido nell’accomodarmi al tavolo – cazzo, non avrei mai immaginato di dover rimpiangere la musica elettronica!
Andrea posta un video olografico su Féisbuk con l’oPhone, Marco ha puntato una brunetta con la parrucca fluo: nessuno dei due dà segno di aver notato il mio arrivo. Sedute al tavolo ci sono pure Samy e Lucia, intente a discutere, per quello che riesco a intuire, di meches ferromagnetiche e acconciature attive.
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La resa dei conti

tempi moderni euro1

(contest non competitivo Raynor’s Hall, tema: “lupo”)

La resa dei conti.

E’ quasi ora di cena, abbiamo tutti fame e s’inganna l’attesa chiacchierando.
– In ogni caso – sentenzia Marco – ciò che conta è il pareggio di bilancio e che le banche concedano prestiti.
Per Marco, la disoccupazione è un inconveniente transitorio, l’Euro una religione e l’inflazione un flagello di Dio. La sua fiducia nella divina lungimiranza del mercato è incrollabile: il mercato ci premia con il benessere o ci punisce con le crisi in base alla bontà delle nostre politiche economiche e sociali. (altro…)