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S.O.S. pensione

S.O.S. pensione

Driiiin driiiin driiiin
– La signora non risponde. Forse non vuol rispondere?
Risate in studio.
Driiiin driiiin driiiin
– Pronto?
– Buongiorno, parlo con la signora Adelina Lattanzi?
– No, ora passo – fruscio di sottofondo, poi qualche secondo dopo – Sì… chi è che parla? – chiede la voce incartapecorita di Adelina.
– SOSpensione, Rai Uno, il talk-show che ha a cuore il futuro del paese – replica con tono gioviale il conduttore.
– Ma… è… è uno scherzo, vero?
– Nessuno scherzo, signora, siamo in diretta nazionale. Metta Rai Uno. E’ contenta?
– Io non…
– Massì che è contenta. Come fa a non essere contenta quando ogni mese percepisce l’iperbolica cifra di 1590 euro di pensione?
Lo studio tutto inorridisce, producendosi in un cacofonico concerto di buuu e fischi di biasimo.
– Ho la reversibilità di mio marito.
– Perché quell’inflessione triste nella voce? Con 1600 euro al mese non può che essere una vedova allegra!
Nuove risate in studio. Adelina vorrebbe replicare, ma è frastornata dall’eco del televisore e dall’emozione, così la lingua si attorciglia alla dentiera. La parlantina serpiginosa del conduttore la incalza.
– E ci dica, signora Lattanzi, non si sente almeno un po’ in colpa per tale privilegio immeritato? Ci risulta che lei abbia sempre fatto la casalinga e non abbia mai versato nemmeno un euro di contributi! Cosa ne dice il pubblico in studio? Non vi sentite presi in giro sapendo che questa signora prende almeno il doppio della vostra sudata pensione di lavoratori?
La platea, gremita di pensionati con la minima, ulula sconvolta dall’invidia.
– Parassita! Ecco perché non riusciamo a uscire dalla crisi – grida un anziano scamiciato, sparando saliva sull’allitterazione uscì-uscì come un fucile a pallettoni.
– Vergogna! Non ha mai lavorato! Vergogna! – sibila a denti stretti un sindacalista ospite della trasmissione.
– Facciamo come i Tedeschi! – grida un vecchio piddino, forte del fatto che nel bailamme generale nessuno possa contraddire il suo luogocomunismo.
– Facciamo come i Francesi! – grida un giovane piddino, forte del fatto che nel bail in generale nessuno possa contraddire il suo luogocomunismo.
– Fanculo l’assistenzialismo! – strepita un’anziana signora, particolarmente obesa.
– Dovrebbe suicidarsi subito, in diretta! – urla una giovane donna col volto di cartapesta – Se tutte le persone come lei morissero, allora sì che salterebbero fuori le risorse per far ripartire l’Italia!
Il conduttore sfoggia un sorriso a tre file di denti e benedice con lo sguardo il pubblico in sala sniffando l’odore inebriante del sangue virtuale. Poi prende la parola per ricondurre il linciaggio mediatico nell’alveo formale del politicamente corretto.
– Signora Lattanzi, è ancora lì?
– Sì…
– Si rende conto di essere una privilegiata, e che ciò rappresenta un’ingiustizia davvero inaccettabile per chi riceve pensioni da fame pur avendo lavorato duramente tutta la vita? Davvero non si vergogna nemmeno un po’?
– Ecco, io…
– Finché l’Italia sarà piena di persone come lei, le cose andranno sempre peggio… ma lasciamo che sia il buon cuore dei nostri telespettatori a decidere se la signora Lattanzi merita una pensione tanto esorbitante. Via al televoto!
In sovrimpressione, due colonne colorate oscillano per qualche secondo, finché il risultato cristallizza sull’esito schiacciante. Il conduttore declama il risultato.
– Incredibile! Addirittura il 98,7% dei votanti si è espresso per la SOSpensione della reversibilità della signora Lattanzi! Ebbene in base al potere legislaTIVU straordinario conferitomi dal ministero delle finanze, dispongo la revoca immediata della pensione di reversibilità della Signora Adelina Lattanzi. Ghhh… è in momenti come questi, gentili telespettatori, che mi convinco – aggiunge con voce rotta dall’emozione – che allora forse in questo nostro malandato paese, dove tutti gli invalidi ciechi impennano coi motorini, dove tutti i lavoratori dipendenti rubano lo stipendio, dove tutti gli autonomi evadono il fisco, dove tutti gli apparati dello stato sono corrotti, c’è ancora un filo di speranza.
Adelina è così confusa che la palpabile commozione del conduttore la colpisce dritta al cuore.
– Grazie – farfuglia – Grazie a tutti… vi chiedo scusa… io, io non…
– Brava, signora Lattanzi. Questo è lo spirito giusto, questo è il lodevole sacrificio che tutti siamo chiamati a fare per aver vissuto sopra le nostre possibilità. Questo è il momento di pensare prima di tutto al bene del paese! Alla sopravvivenza dell’euro! E tenga conto, signora, che deve comunque essere infinitamente grata alla Troika che in ogni caso continuerà ad elargirle la pensione sociale minima, ovvero quanto le serve per non morire di fame.
In un barlume di lucidità aritmetica, forse innescato dall’idea del morire di fame, Adelina abbozza un’argomentazione pratica.
– E… e come farò a pagare l’affitto e… e tutto il resto?
In sottofondo, parte il jingle di Affari Tuoi.
– Ecco, per l’appunto signora, segua il consiglio della regia: scriva alla Rai per partecipare al famoso gioco dei pacchi! Oppure c’è sempre il gratta e vinci. Magari può sposare un miliardario. Ho fiducia in lei: noi italiani, per il fatto stesso di essere un popolo inferiore, abbiamo sviluppato nei secoli grandi capacità di truffa e adattamento. Un bell’applauso per incoraggiare Adelina!
– Ma cosa dice! Insomma, io…
L’allegro battimani sormonta e sbaraglia l’abbozzo di battibecco.
– Un caro saluto alla signora Lattanzi: buongiorno signora.
– Bu-buongiorno.
Adelina ripone il telefono e incontra lo sguardo di Irina. Gli occhi cerulei della badante slava tradiscono un moto di sconforto.
– Coragio Adelina, tu è forte!
– Grazie, Irina… ma come farò a pagarti, adesso?
– Tu no preoccùpa, Adelina.
La badante abbraccia la vecchia, poi, passin passetto, la scorta verso la poltrona. Mezz’ora dopo esce per andare a comprare le sigarette, portando con sé il borsone con gli effetti personali.
Due ore dopo, Adelina si attacca al telefono.
– Giulio?
– Cosa diavolo c’è adesso, mamma? T’ho detto di non chiamarmi sul lavoro – replica il figlio sottovoce.
– Irina è andata via.
– Cosa vuol dire è andata via?
– …
– Senti, ti chiamo stasera. Ora non posso.
Adelina si attacca prima al tram e quindi al tavolo: sfrutta l’appoggio del piano per traghettarsi da una parte all’altra della cucina così da tornare a sprofondare nella sua poltrona. Dopodiché spegne il cervello e osserva per mezz’ora il moto circolare uniforme della lancetta rossa dei secondi nell’orologio impiccato alla parete opposta.
Quando riemerge dalla trance non accende la tv.
Quando inizia ad imbrunire non accende la luce.
Il telefono squilla alle 19:20, alle 20:01 e alle 20:35. Adelina non risponde.
Il ronzio del frigorifero assume gradualmente le movenze di una cantilena infantile e la poltrona l’abbraccia con premura avvolgente fino all’alba. La vecchia mima le sembianze di una statua di cera e passa la giornata a studiare tre briciole mummificate sotto alla dispensa, l’intersecarsi delle fughe tra le piastrelle e il via vai nevrotico di un ragnetto preso nella rete.
Il telefono squilla alle 13:23 e alle 20:27.
Giulio si reca a casa della madre soltanto il mattino seguente: apre la porta con la sua copia delle chiavi pronto a constatare l’irreparabile.
– Mamma?
– Vieni pure avanti, caro.
Il figlio sussulta come se un fantasma gli avesse rivolto la parola.
– Mamma! Ma allora stai bene! Perché non hai risposto? Ti ho chiamato decine di volte!
– Non avevo voglia di alzarmi dalla poltrona.
– E Irina?
– Te l’ho detto: è andata via. Non hai sentito che mi ha telefonato SOSpensione?
– Me l’ha detto Betta… ma cos’è questa puzza?
Adelina sospira.
– Forse è il pannolone. Sono due giorni che non lo cambio.
Giulio fa un passo indietro.
– Stai male? Vuoi che chiami il 118?
– Sto benissimo. Ho deciso che sono morta.
Il figlio sgrana gli occhi e tura il naso, cercando di scuotere la madre.
– Ma sei impazzita o che? Hai preso le medicine per il cuore?
– Non mi servono – replica ferma Adelina, scostando le mani del figlio – dopo la telefonata della televisione ho pensato a quel film sugli indiani di tanti anni fa che piaceva tanto a tuo padre…
– Indiani? Oddio…
– … dove alla fine il vecchio capo indiano – prosegue ignorando le proteste di Giulio – fa una botta di conti, va dal figlio e gli dice…
– Tu stai delirando!
– Tutt’altro. Il vecchio capo indiano va dal figlio e gli dice: per tirare avanti mi mancano, stando bassi, 500 euro al mese. Almeno finché tra sei mesi non mi danno l’accompagnatoria, sempre che me la diano, perché l’anno scorso mi hanno passato l’invalidità al cento per cento, ma non l’accompagnatoria… Ho la gola secca, mi daresti un bicchier d’acqua?
Giulio esegue. Adelina beve un sorso e riprende a parlare con voce calma.
– Il figlio del vecchio capo indiano rimane in silenzio e allora lui decide che è il momento di morire: si siede in terra e aspetta.
Silenzio.
Lungo silenzio.
Adelina si stringe nel golfino ispido come una cotenna di bisonte e chiude gli occhi.
Dopo qualche attimo, sente chiudersi la porta dell’appartamento.
– Addio, piccolo grande uomo – sussurra a mezza voce, ma la morte invocata non arriva.
Così quando iniziano ad allungarsi sul paese le prime ombre della sera, la vecchia, constatando l’assoluto combaciare tra finzione cinematografica e realtà, riaccende la tivù.

(in caso di cose da dire all’autore: malosmannaja@libero.it)

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